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Vetralla -(sil.co.) – Minacce ai genitori per farsi pagare un debito di droga del figlio, rinviata a settembre la discussione per sentire il comandante della stazione di Vetralla su un particolare che potrebbe rivelarsi decisivo per tre imputati di estorsione aggravata.
Il figlio avrebbe comprato hashish per 800 euro senza pagare i fornitori. Che hanno battuto cassa da padre e madre, sorprendendoli a casa da soli una sera che il figlio non c’era, subito dopo cena.
Giunti a un passo dalla sentenza, si tratta adesso di capire se i genitori abbiano versato e a chi la somma di 100 euro che la madre ha rivelato in udienza avere versato su una carta postale poi bloccata. Il reato di estorsione in concorso contestata come consumata, infatti, potrebbe essere derubricato nel meno grave reato di tentata estorsione qualora non ci fossero o fossero traballanti le prove prodotte.
Erano passate da poco le nove di sera del 10 maggio 2021 quando la madre, vittima col marito di minacce di morte al figlio indebitato con gli spacciatori, chiamò il 112, spiegando che un gruppo di giovani aveva spaventato a morte lei e il marito, intimando loro: “Se non pagate, lo uccidiamo, gli spariamo”.
“La donna ci segnalava la presenza di quattro ragazzi che suonavano insistentemente alla porta di casa, cercando il figlio, che doveva loro 800 euro”, ha detto in aula uno dei militari intervenuti, riferendo sull’allarme. Pochi giorni prima, il 21 aprile, il figlio, messo sotto pressione, aveva messaggiato ai presunti aguzzini: “Entro giovedì cercherò di darvene almeno la metà”. Il giorno successivo uno di loro gli avrebbe intimato via smartphone: “Oggi voglio i soldi”.
In tre furono sottoposti alla misura cautelare del divieto di dimora a Vetralla e sono finiti a processo. Il padre del debitore, che al momento dell’irruzione, stanco di una giornata di lavoro, sarebbe stato già semiaddormentato sul divano, ha ricordato in tribunale di essersi svegliato sentendo delle voci maschili concitate che chiedevano insistentemente alla moglie dove fosse il figlio e le minacce di morte: “Sennò lo uccidono”.
“Andando via ci hanno detto che gli davano tre giorni di tempo”, ha testimoniato la madre, che poi assieme al marito ha provveduto a saldare un po’ alla volta il debito di droga. “L’accordo era di versare soldi su una carta PostePay, cosa che abbiamo fatto fino a quando non è stata bloccata”, ha detto per l’appunto la donna. Ma al riguardo mancano elementi essenziali, per cui dovrà essere sentito il comandante della stazione.
Dopo l’estate discussione e sentenza.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
