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Tribunale - Lo ha riconosciuto da due file audio di pochi secondi un carabiniere che aveva già indagato su di lui in passato

Minacce a genitori per debito di droga del figlio, tradito dalla balbuzie uno dei tre imputati

di Silvana Cortignani
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Carabinieri - Foto di repertorio

Carabinieri – Foto di repertorio


Vetralla – Minacciano di morte i genitori per un debito di droga di 800 euro del figlio, tradito dalla balbuzie uno degli aggressori.

Si tratta di uno dei tre imputati nel processo, ripreso ieri davanti al collegio, per l’irruzione a casa dei genitori di un ventenne di Vetralla, attorno alle 20,30 del 10 maggio 2o21.

Pochi giorni prima, il 21 aprile, il figlio della coppia, messo sotto pressione, aveva messaggiato ai presunti aguzzini: “Entro giovedì cercherò di darvene almeno la metà”. Il giorno successivo uno di loro gli avrebbe intimato via smartphone: “Oggi voglio i soldi”. Identificati, sono tuttora sottoposti alla misura cautelare del divieto di dimora a Vetralla. 

Uno dei tre presunti aggressori è stato riconosciuto grazie a due file audio di 7 e 12 secondi inviati dalla stazione di Vetralla a un collega dei carabinieri di Roma-La Storta che nel 2015 avevano già effettuato accertamenti tecnici sul sospettato. 

“Non mi dissero il nome, ma non ebbi alcun dubbio nell’identificarlo, sia per le precedenti indagini, sia perché era stato a lungo ai domiciliari, per cui lo conoscevo personalmente. Inoltre la sua voce è caratteristica, soffrendo di una leggera balbuzie, che la rende inconfondibile”, ha spiegato il teste, senza tentennamenti.

Non è chiaro se ci sia stata o meno una dazione di cento euro dalla parte offesa agli imputati, decisiva per qualificare come tentata estorsione o estorsione consumata il reato. 

In aula anche uno dei militari della stazione di Vetralla che si sono occupati degli accertamenti tecnici sul telefonino dell’indagato. “Abbiamo confrontato la foto del profilo Whatsapp di uno dei tre con la foto della sua patente estrapolata dalle banche dati, trovando corrispondenza”, ha spiegato, dicendo di avere anche confrontato i tabulati, sia per le chiamate, sia per le chat di messaggistica e vocali.

Uno dei tre imputati, “il più vicino alla parte offesa”, era salvato in rubrica col soprannome di Goblin, degli altri appariva solo il numero di telefono. 

Chiaro il contenuto dei messaggi, secondo il militare, tra i quali uno particolarmente significativo in cui il “debitore” viene ammonito, ricordandogli che “siamo stati a casa tua e abbiamo parlato con mamma degli 800 euro che ci devi”, E ancora: “Spero che stai a comincia’ a raggiona’”. Poi la richiesta di versare i soldi su una PostePay, che non sarebbe andata a buon fine solo perché gli imputati nel frattempo avrebbero capito la mala parata.

In aula anche il padre, che al momento dell’irruzione, stanco di una giornata di lavoro, sarebbe stato già semiaddormentato sul divano. Ha ricordato di essersi svegliato sentendo delle voci maschili concitate che chiedevano insistentemente alla moglie dove fosse il figlio e le minacce di morte: “Sennò lo uccidono”. 

Il processo riprenderà il prossimo prossimo 21 febbraio, quando gli imputati potranno, se vorranno, farsi interrogare o rilasciare spontanee dichiarazioni prima della sentenza. 

Silvana Cortignani


 “Vostro figlio deve pagare un debito di droga di 800 euro, altrimenti gli spariamo”


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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21 dicembre, 2022

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