Roma – Maxinchiesta sul gruppo Timpani, tra le persone coinvolte anche un viterbese. Secondo gli inquirenti avrebbe registrato costi fittizi e utilizzato fatture false per oltre 1,3 milioni di euro. Nel decreto di perquisizione e sequestro ricostruiti i rapporti con il gruppo Timpani, guidato da Rosario e dai figli Massimiliano e Manuel.
Viterbo – Guardia di finanza
C’è anche il nome di Ercole Mattiussi, 73 anni, di Montefiascone, nel decreto di perquisizione personale, locale e informatica e sequestro emesso dalla procura di Roma nell’ambito di una maxinchiesta su un presunto sistema di frodi fiscali nella grande distribuzione organizzata.
Il provvedimento, firmato dal pubblico ministero Gianfranco Gallo, dà esecuzione a un sequestro preventivo disposto dal gip di Roma il 10 aprile 2025 e autorizza le forze dell’ordine a effettuare perquisizioni e sequestri di documenti e dispositivi informatici pertinenti alle indagini.
Secondo il decreto, al vertice del sodalizio ipotizzato ci sarebbero Rosario Timpani e i figli Massimiliano e Manuel, indicati come promotori e organizzatori. I tre – sempre secondo la procura – avrebbero diretto una rete di società e cooperative di comodo, utilizzate per fornire manodopera a punti vendita da loro riconducibili, evitando il pagamento di imposte e contributi e generando profitti illeciti tramite fatturazioni per operazioni inesistenti.
Mattiussi viene indicato come coinvolto nelle operazioni contestate per il periodo 2018-2020. Per l’anno d’imposta 2019 gli vengono attribuiti elementi passivi fittizi per 549.036,70 euro, con Iva evasa pari a 120.788,07 euro. Nel provvedimento si citano inoltre fatture false per un totale di 1.349.914,90 euro, di cui 903.871,82 euro relative a operazioni soggettivamente inesistenti e 446.043,08 euro a operazioni oggettivamente inesistenti.
A Mattiussi viene contestato anche l’omesso versamento di ritenute previdenziali per 108.643,93 euro nel 2019 e 149.815,42 euro nel 2020.
L’inchiesta è partita da un controllo della Guardia di finanza di Viterbo su un supermercato di Civita Castellana e ricostruisce un sistema che, secondo la procura, coinvolge decine di persone e società. A vario titolo, le accuse comprendono associazione per delinquere, frode fiscale, trasferimento fraudolento di valori e autoriciclaggio.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
