Viterbo – “Non possiamo vedere molto, ma vediamo già abbastanza per sapere che c’è molto da fare”. Alan Turing lo scriveva nel cuore del Novecento, come se stesse parlando a noi, oggi. E oggi, infatti, siamo qui, con i Pirati della Bellezza, per aprire uno squarcio sulle domande più urgenti del nostro tempo.
Alan Turing
Cosa significa pensare? Una macchina può farlo davvero? E cosa succede quando le risposte arrivano prima delle domande?
Il festival, con la consueta rotta visionaria, ha scelto quest’anno di dedicare due appuntamenti cruciali al tema dell’intelligenza artificiale, non per cavalcare una moda, ma per interrogare l’anima del nostro presente.
Lo faremo con Gino Roncaglia, filosofo e tra i massimi esperti di editoria digitale, e con Barbara Gallavotti, biologa e divulgatrice scientifica, che riflette da anni sui meccanismi della vita , umana, animale, artificiale.
Gino Roncaglia
Un programma di ricerca che, forse, ha preso una direzione diversa da quella immaginata da Turing, e che oggi ci consegna strumenti potenti, sorprendenti, persino inquietanti. Nonostante i dubbi sollevati da grandi pensatori l’intelligenza artificiale sta mostrando risultati concreti, capaci di ridefinire interi ambiti del sapere e dell’agire umano.
Ma questa potenza non è neutra, e il vero nodo non è più cosa può fare l’IA, ma cosa scegliamo di farne noi.
Perché senza consapevolezza, ogni tecnologia rischia di diventare uno specchio deformante. Solo se sapremo guardarla negli occhi – l’IA – potremo usarla per ampliare la nostra umanità, e non per cederla.
I due incontri saranno occasione per affrontare questi interrogativi da angolature diverse ma complementari. Roncaglia si concentrerà sulle sfide dell’editoria e dell’informazione, interrogando i confini tra produzione umana e automatica di contenuti, tra conoscenza e generazione algoritmica, tra divulgazione e privacy.
Barbara Gallavotti
Gallavotti, invece, ci condurrà in un viaggio tra biologia e tecnologia, interrogandosi su cosa distingue l’intenzionalità di un essere umano da quella di una macchina, e se la creatività, quella naturale, che nasce da esperienza, dolore, desiderio, possa mai essere simulata.
L’intelligenza artificiale può offrire moltissimo alla scuola, all’università, alla società. Ma ogni strumento potente ha un doppio volto. Può espandere la libertà o limitarla, può ridurre le disuguaglianze o accentuarle, può educare o diseducare.
Ed è per questo che potremo vedere con gli autori se l’etica è un’opzione o un’urgenza, se serve una bussola collettiva.
Perché milioni di persone interagiscono già con l’IA ogni giorno, spesso senza nemmeno rendersene conto. Ed è proprio questa inconsapevolezza la vera sfida: non tanto ciò che la tecnologia può fare, ma ciò che noi permettiamo che faccia.
Patrizia Prosperi
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