Viterbo – La Mazza di Francesco Meluzzi, letto da Valerio Aprea, vince il premio Mattia Torre.
Ieri serata maestosa al teatro dell’Unione in onore di Mattia Torre.
Viterbo – Francesco Meluzzi, vincitore del premio Mattia Torre, con Geppi Cucciari
Ad aprire la seconda e ultima serata del premio dedicato a Mattia Torre Giorgio Tirabassi con la sua chitarra e parte del suo quintetto di musicisti.
A seguire Geppi Cucciari che ha introdotto la serata presentando Luca Amorosino che ha letto il primo di sette dei racconti scritti da Mattia Torre.
Amorosino ha letto un pezzo pubblicato postumo, sulla boxe, perché, ha raccontato, “Mattia partiva da un concetto base poi ci metteva mano dopo tempo e non lo pubblicava se non era perfetto”.
Hanno proseguito poi Cristina Pellegrino e Alessandro Tiberio che hanno letto dei racconti dal libro “A questo poi ci pensiamo”, pubblicato postumo.
Geppi Cucciari ha spiegato il titolo del libro raccontando che un giorno in cui stava male Mattia ha invitato un amico al bar per festeggiare. L’amico gli ha chiesto cosa festeggiassero e lui ha risposto “a questo poi ci pensiamo”.
Ha proseguito poi Carlo de Ruggeri con un racconto sull’analisi.
Viterbo – Il premio Mattia Torre – Nico Torre premia Francesco Garofalo
Giacomo Ciarrapico e Luca Ventruscolo hanno poi dialogato con Geppi Cucciari raccontando aneddoti su Mattia Torre.
È Ciarrapico il primo a raccontare l’amico: “Mattia ti faceva morire dal ridere. Quando incontrava qualcuno lo faceva sentire speciale, e noi amici eravamo quasi gelosi. Lui accendeva un proiettore su chi gli stava accanto…ma era lui che era speciale. Questa serata gli sarebbe piaciuta da morire”.
Anche Ventruscolo ha raccontato il suo rapporto con l’amico scomparso: “Mattia ogni giorno portava uno stimolo. Era pieno di vita e di energia. Ti diceva ‘ho conosciuto una persona fichissima’.
Valerio Aprea ha poi letto il racconto “Il piccione salviniano”, storia surreale di un piccione sovranista che cammina nel centro di Roma, suscitando i sorrisi e gli applausi di un teatro divertito ed emozionato.
Poi è stata la Cucciari stessa a leggere un monologo che Torre aveva scritto per un suo programma.
Subito dopo il mattatore Valerio Mastandrea ha letto un racconto di Torre sui figli.
Il premio del pubblico è andato a L’invasione degli attori, di Chiara Miolano e quello della giuria a Il grande spettacolo di Francesco Garofalo.
Viterbo – Il premio Mattia Torre
Entrambi i brani sono stati letti anche ieri sera e i due autori premiati da Nico Torre, figlio di Mattia Torre.
A vincere il premio Mattia Torre La Mazza di Francesco Meluzzi, premiato da Emma Torre, figlia di Mattia Torre. Il racconto è stato letto da Valerio Aprea.
“Un racconto che sicuramente a Mattia sarebbe piaciuto tantissimo”, ha spiegato Valerio Mastandrea motivandone la vittoria.
Cucciari ha poi spiegato sul finale di serata a Mastandrea con la sua irriverente e irresistibile ironia cosa è la macchina di Santa Rosa, “una manifestazione che si svolge il 3 settembre quando questa macchina gigantesca viene portata dai facchini, uomini forrzuti che sono così ottimisti che prima di partire si fanno dare l’estrema unzione. Siete fortunati quindi se da qui uscite vivi”.
Al grido “Evviva la Tuscia” foto finale di rito con i protagonisti di questi due giorni pieni di emozioni, sorrisi, ironia e leggerezza in omaggio a Mattia Torre.
Un autore, Torre, che amava molto la Tuscia e la inseriva spesso nei suoi racconti; e grazie a Mauro Morucci, alla famiglia di Torre e ai suoi amici è ora conosciuto e apprezzato anche da chi a Viterbo prima di queste indimenticabili due serate non lo conosceva.
Irene Temperini
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