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“Se lo dici a tuo padre, ti ammazzo”, ragazzina 14enne molestata atterra e mette in fuga amico di famiglia

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Viterbo – (sil.co.) – Molestata dal miglior amico del padre da quando aveva 9 anni, giunta all’età di 14 lo atterra e lo mette in fuga con la spada da samurai. Nel frattempo, aveva preso lezioni di arti marziali dal genitore, per imparare a difendersi in caso di pericolo. “Se lo dici a tuo padre, ti ammazzo”, l’avrebbe minacciata prima di essere costretto a darsi alla fuga. Dopo di che si sarebbe rintanato oltreoceano. 


Violenza sulle donne

Violenza sulle donne


 La sua migliore amica dell’epoca aveva anche lei 14 anni quando, la mattina di domenica 20 dicembre 2020, le confidò in videochiamata di essere stata vittima di molestie sessuali da parte di un adulto 56enne, padrino di battesimo del fratellino minore, entrato in casa con la scusa di dare un pensierino di Natale al piccolo, mentre i genitori erano assenti. 

“Io le dissi di dirlo subito ai genitori e lei lo fece”, ha testimoniato ieri la giovane, oggi 19enne, davanti al collegio. È ripreso così il processo in cui l’uomo, un filippino difeso dall’avvocato Remigio Sicilia, è imputato di violenza sessuale. La versione della presunta vittima, parte civile con l’avvocato Dominga Martines, fu verbalizzata a sit e poi cristallizzata in sede di incidente probatorio, così come quella di amiche e compagne di scuola.


Articoli: Molestata dal miglior amico del padre, 14enne lo atterra e lo mette in fuga con la spada da samurai – Abusi sulla vittima da quando era bambina, amico di famiglia alla sbarra per violenza sessuale 


Alla prossima udienza sarà ascoltato il sacerdote della comunità filippina, che avrebbe conosciuto bene l’imputato e i connazionali, dal momento che la notizia della denuncia sarebbe circolata rapidamente sulla chat di gruppo.

Come detto, nel frattempo l’imputato, sposato e padre di due figli, un maschio e una femmina ormai grandi, sarebbe rientrato in patria dalla famiglia, spinto anche da presunti problemi di salute. A spiegare che brav’uomo fosse, sono stati il fratello e la sorella sessantenni, che invece vivono tuttora in Italia. “Non gli interessavano le donne, anche se viveva lontano dalla moglie. Per lui esistevano solo la moglie e la famiglia. Men che meno guardava le ragazzine, a casa aveva una figlia femmina poco più grande, che ora ha 35 anni”, hanno detto entrambi i congiunti. 

“Lui ha detto di averla solo abbracciata a baciata. Lei ci ha detto che l’aveva baciata sulla bocca davanti al fratellino piccolo e le aveva messo le mani addosso, palpeggiandola nelle parti intime, aggiungendo che l’aveva fatto tante altre volte da quando ci aveva raggiunto in Italia, nel 2015”, ha spiegato il padre 48enne all’udienza dello scorso 21 gennaio.

Secondo quanto emerso in sede di incidente probatorio, quel giorno le avrebbe toccato il seno e anche il sedere, dopo di che avrebbe cercato di abbassarle i pantaloni del pigiama, premendole i propri organi genitali sulle gambe e mettendole le mani tra le gambe. Quando aveva 9 anni, invece, avrebbe cominciato col toccarle il seno.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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