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Tribunale - Le avrebbe messo le mani addosso da quando aveva meno di dieci anni - A 14 anni avrebbe tentato di adescarla mentre era sola in casa - Parti civili i genitori

Abusi sulla vittima da quando era bambina, amico di famiglia alla sbarra per violenza sessuale

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Viterbo – Abusi sulla vittima da quando era bambina, amico di famiglia alla sbarra per violenza sessuale. Le avrebbe messo le mani addosso da quando aveva meno di dieci anni. A 14 anni avrebbe tentato di adescarla mentre era sola in casa. Parti civili i genitori. 

Il padre, che la sgridava perché salutava a mezza bocca quell’amico di famiglia di cui si fidava ciecamente, non si dà pace di avere pensato che la figlia fosse una maleducata. Solo quando la bambina è cresciuta abbastanza da trovare il coraggio di dire ai genitori cosa le faceva, lui e la moglie hanno realizzato che l’amico di famiglia tale non era e che le metteva le mani addosso da quando aveva meno di dieci anni.


Violenza sulle donne

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Imputato un 65enne, difeso dall’avvocato Remigio Sicilia, a processo davanti al collegio del tribunale di Viterbo con l’accusa di violenza sessuale aggravata su minore. L’uomo, nel frattempo, dopo la denuncia avrebbe fatto perdere le sue tracce, prendendo letteralmente il volo e rifugiandosi oltre oceano. 

La famiglia della piccola, la cui versione è stata cristallizzata in sede di incidente probatorio e che a dicembre compirà 18 anni, si è costituita parte civile con l’avvocato Dominga Martines. I fatti sono avvenuti nel capoluogo, a più riprese, tra il 2015 e il 2020, quando la vittima, quindicenne, ha confidato ai familiari anni di abusi.

La prima volta sarebbe successo nel 2015, quando la piccola non aveva ancora compiuto dieci anni e l’imputato avrebbe approfittato di un momento in cui erano soli per palparle il seno. Lo stesso avrebbe fatto anche in altre occasioni, prima che compisse 12 anni, toccandole sempre il seno, con gesti repentini, non appena gli si sarebbe presentata l’occasione di essere soli. 

L’amico di famiglia “orco” si sarebbe fatto di giorno in giorno più audace e pericoloso quando la bambina è diventata adolescente. Compiuti i 14 anni, la vittima avrebbe cercato in tutti modi di non incontrarlo e di evitare contatti con lui, arrivando al punto di salutarlo a mezza bocca in presenza dei genitori, che non capivano, ai quali non sapeva come dire che quell’uomo aveva cercato più volte di adescarla sessualmente. 

Nel 2020 sarebbe arrivato a presentarsi a casa della vittima mentre i genitori erano fuori per lavoro, riuscendo a introdursi nell’abitazione, nonostante le rimostranze della quattordicenne. Come in precedenza, le avrebbe quindi toccato il seno e anche il sedere, dopo di che avrebbe cercato di abbassarle i pantaloni del pigiama, premendole i propri organi genitali sulle gambe e mettendole le mani tra le gambe. 

Dopo anni di silenzio la ragazza, ormai abbastanza grande da capire di essere finita nel mirino di un presunto pedofilo, a dicembre del 2020 si è confidata coi genitori, facendo scattare le indagini che, assieme all’incidente probatorio, hanno incastrato il 63enne.

Ieri il collegio avrebbe dovuto ascoltare i genitori, cui non è stato facile spiegare che a distanza di oltre tre anni dalla denuncia l’udienza doveva essere rinviata a gennaio dell’anno prossimo, quando saranno passati oltre quattro anni dalla querela.

Il rinvio si è reso indispensabile in seguito allo sciopero nazionale di trascrittori e fonici forensi contro le mancate promesse relative al mantenimento dei livelli lavorativi dei dipendenti delle cooperative nonostante gli impegni presi con i rappresentanti sindacali di categoria dal ministro Carlo Nordio. 

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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20 marzo, 2024

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