Viterbo – Avete mai “costruito” una macchina di Turing? No. È un vero peccato. Tra le tante cose belle che capita a chi si occupa di matematica, logica e filosofia, può accadere una volta di descrivere una macchina di Turing. Una sorta di modello di quello che sarà poi il computer con due semplici caratteristiche un po’ strane: avere un tempo infinito di esecuzione e avere un nastro infinito per scrivere.
Alan Turing
Vado a spanne con i ricordi di università che ormai si perdono nel tempo. Ma il mio incontro con Alan Turing avvenne proprio alla facoltà di filosofia a Roma al secondo anno di logica con Carlo Cellucci. E tra le cose che facemmo c’erano appunto le macchine di Turing dalla più semplice, anzi semplicissima, della somma per poi passare a macchine più complesse della divisione o della moltiplicazione.
Un incontro che forse a Turing sarebbe piaciuto. Perché basato su fatti, prassi, algoritmi. Ma ovviamente Turing è molto di più. E almeno per tre aspetti. Il primo riguarda l’intelligenza artificiale, poi la Seconda guerra mondiale e il terzo i diritti Lgbt.
Grazie al film Imitation Game ormai quasi tutti conoscono quello che è il test di Turing. Un test per stabilire se il comportamento di una macchina è intelligente. E che in pratica afferma che è intelligente quando il comportamento della macchina è indistinguibile da quello umano. Un approccio pragmatico alla disputa, che ancora oggi non può non destare meraviglia.
Gli ospiti dei Pirati della bellezza 2025
Il tutto illustrato nel famoso articolo di Turing pubblicato nel 1950, sulla rivista Mind, dal titolo che è un programma di ricerca Computing machinery and intelligence. Ecco: dedichiamo questa edizione ad Alan Turing perché lo riteniamo non solo uno dei padri dell’informatica, ma della stessa intelligenza artificiale.
E, come già detto altre volte, vogliamo fare con i Pirati della Bellezza un check dello stato dell’arte dell’attuale programma di ricerca che ha portato all’intelligenza artificiale. Un programma di ricerca molto lontano da quello che aveva in mente probabilmente Turing, ma che, va detto, nonostante lo scetticismo di grandi linguisti come Chomsky & company, sta dando frutti inaspettati. Tanto da far venire il dubbio che forse le modellizzazioni del pensiero umano dell’ultimo Novecento, forse, erano sbagliate.
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Quello che viene definito paradigma forte dell’intelligenza artificiale, non sembra avere dato grandi frutti, infatti. Quello che, invece, è stato definito un pappagallo stocastico dai critici più aspri appare ogni giorno di più potente ed efficace. E va detto che siamo ancora, se si vuole, all’anno zero.
Gino Roncaglia
Affronteremo lo stato dell’arte dell’intelligenza artificiale con il filosofo Gino Roncaglia e la biologa e divulgatrice scientifica Barbara Gallavotti. Due appuntamenti imperdibili per capire il mondo in cui viviamo e il mondo prossimo venturo.
Barbara Gallavotti
Ma Alan Turing, come dicevamo, è molto di più. Come altri intellettuali anche Turing ha combattuto la Seconda guerra mondiale, si potrebbe dire a tavolino, con carta e matita. E se oggi la mattina ci possiamo alzare, prendere un caffè, leggere un giornale ed esprimere una nostra opinione, in parte, non si sa quanto grande, lo dobbiamo a un giovane matematico dalle idee originalissime di nome Alan Turing.
E le armi con cui Turing combatté la Seconda guerra mondiale sono quelle della matematica, della logica e dell’informatica. La sua macchina, derivata dalla “Bomba” del polacco Marian Rejewski, fu essenziale per decifrare i messaggi di “Enigma”, la cifratrice della Germania nazista.
Durante la Seconda guerra mondiale, infatti, Turing fu al servizio del Department of Communications del Regno Unito. Lavorò e guidò il gruppo di crittografi di Bletchley Park. Un esempio eminente di come un intellettuale possa combattere una guerra pur non essendo in prima linea al fronte.
Insomma, ad Alan Turing, dobbiamo un pezzo delle libertà che quotidianamente pratichiamo. A Turing dobbiamo in parte la sconfitta del nazismo e di Hitler. La sconfitta dei totalitarismi di destra. Ad Alan Turing dobbiamo un pezzo di mondo occidentale. Che sarà pure pessimo, ma è, per dirla con un altro grande matematico, Leibniz, il migliore dei mondi possibili.
E dire che proprio quel mondo liberale per cui Turing si era battuto con tutta la sua intelligenza, con tutta la sua sagacia logica, quasi per nemesi lo colpì duramente in quanto di più delicato e vulnerabile c’è in ognuno di noi. La propria identità, la propria identità sessuale.
Tanto che la Gran Bretagna lo condannò per omosessualità. Proprio mentre in parlamento si discuteva di abolire quella assurda legge che la proibiva. Turing dovette scegliere tra una pena a due anni di carcere o la castrazione chimica mediante assunzione di estrogeni. Scelse la castrazione, con conseguenze fisiche terribili. Tanto da portarlo nel 1954 alla morte.
Un suicidio? Probabile, ma non certo. Sul comodino di Turing fu trovata una mela appena morsicata. E forse lì c’era il cianuro. Ma neppure questo è certo. Nessuna analisi fu fatta di quel frutto. Che oggi compare come simbolo della Apple.
E quindi, anche sul piano della difesa dei diritti Lgbt, Turing è un simbolo. È il simbolo di quanto le civiltà possono essere feroci con chi non si avvicina a presunti standard di normalità. Che ovviamente non esistono.
Anche in questo caso, con Seneca, Turing esercitò probabilmente un estremo atto di libertà. Che però ci ha privati di uno dei più grandi intellettuali del Novecento.
Mogol
E va detto che nel segno della libertà sono gli altri ospiti di quest’anno dei Pirati della Bellezza. A iniziare da quel poeta della libertà che è Mogol. Un gigante della cultura italiana. Per proseguire con uno storico del livello di Giordano Bruno Guerri. Per passare a tre giornalisti in modo diverso di frontiera come: Cecilia Sala, Francesco Cancellato e Toni Capuozzo.
Giordano Bruno Guerri
E anche di frontiera è forse l’incontro a cui teniamo di più: quello con Italo Leali, col quale abbiamo imbastito una grande campagna di comunicazione per la ricerca e per debellare la Sla. Un incontro intervista che ci porta tutti nel campo della libertà più ampio, alla frontiera tra la vita e il nulla.
Il filo rosso che tiene unita questa quinta edizione è evidentemente la nuova frontiera dell’intelligenza artificiale, un argomento di cui poco si parla nel nostro territorio ma che riteniamo opportuno sia sempre più centrale nei Pirati della Bellezza. Un tema che sta a cuore non solo a noi ma anche a tre promotori dell’evento come la Fondazione Carivit, Unindustria e Ance.
E allora, proprio come rimarcavamo un anno fa per un’altra grande combattente della Seconda guerra mondiale, Marlene Dietrich, non possiamo non pensare ad Alan ogni volta che diciamo “intelligenza”, ogni volta che diciamo “libertà”.
Carlo Galeotti
Università degli Studi della Tuscia Provincia di Viterbo
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