Viterbo – “Le scuole devono ascoltarci, servono finanziamenti per tutelare il futuro degli studenti sordi”. Intervista a Federica Miralli, la vicepresidente sorda dell’associazione Perché io Segno di Viterbo attiva nel mondo della sordità, traccia un bilancio del 2025 sulle attività svolte per sensibilizzare la comunità alla lingua dei segni, sui risultati raggiunti nella città dei Papi per l’accessibilità ai servizi dei sordi e sugli obiettivi per il 2026.
Federica Miralli
Che bilancio tracciate per l’associazione Perché io Segno?
“Quest’anno è stato una grande svolta. Oltre ai corsi Lis che teniamo ogni anno con immensa dedizione, abbiamo realizzato un progetto unico al museo di Tarquinia: un workshop tra sordi esperti e segnanti per studiare e trovare i segni più adatti agli argomenti museali. È stato un lavoro immenso che ha generato un interesse incredibile nel gruppo: uno scambio continuo di idee e riflessioni per fornire agli interpreti e alle guide le informazioni giuste e i segni corretti. Il nostro obiettivo è chiaro e lo portiamo avanti con il cuore: formare, aggiornare e studiare in modo specifico la lingua dei segni”.
Quali sono stati i risultati più importanti raggiunti quest’anno?
“Il 2025 è stato anche l’anno dei risultati storici a Viterbo. Dopo 3 anni di impegno instancabile, grazie al comune, alla sindaca Chiara Frontini e in particolare all’assessore Rosanna Giliberto, abbiamo ottenuto l’approvazione dell’App Municipium accessibile a tutti, sordi e non. È un progetto nato dalla collaborazione con l’associazione Emergenza Sordi Aps e il suo promotore Luca Rotondi, che ha chiesto il nostro supporto. Insieme a Marina Propeti, vicecomandante della polizia, abbiamo avviato questo percorso per garantire la sicurezza e l’autonomia di noi sordi, abbattendo finalmente le barriere della comunicazione. È un traguardo immenso: Viterbo è la prima tra i capoluoghi.
Nel 2025, quindi, avete notato un forte cambiamento verso la Lingua dei segni italiana nel territorio di Viterbo…
“Assolutamente sì. Tutti questi cambiamenti, però, hanno una radice precisa, ovvero il riconoscimento della Lingua dei Segni nella città dei Papi. È un cammino nato insieme a Marco Ciorba, il promotore di questo riconoscimento, che ha saputo ascoltarmi con grande sensibilità e ha capito quanto questa lingua fosse fondamentale per avere l’accessibilità di un interprete. Grazie a quella base, Viterbo è cresciuta tantissimo. Infatti, come ogni anno, il 3 settembre abbiamo l’interprete Lis in diretta e, grazie alla nuova amministrazione Frontini e Giliberto, dopo anni di lotte, finalmente siamo apparsi anche sul maxischermo. Il mio sogno è che in futuro queste dirette appaiano in tutte le piazze per dare la massima visibilità a questa lingua fantastica”.
Qual è il rapporto con gli altri enti e le associazioni?
“Un’altra novità del 2025 è stata la collaborazione in fase di convenzione tra l’Università La Sapienza Roma 1 e Perché io Segno, con l’augurio di creare numerosi nuovi progetti condivisi. Io stessa, come vicepresidente di Perché Io Segno, sono diventata studentessa alla Sapienza nella facoltà di Lettere e Filosofia (indirizzo Lis e Traduzione). Il mio obiettivo, grazie a questo percorso di studio, è di formare gli studenti in modo approfondito e aggiornare questa lingua che è vita in continua evoluzione.
Nelle scuole, nonostante i grandi risultati ottenuti sull’accessibilità e sull’inclusione, ci sono ancora numerose difficoltà che vivono quotidianamente gli studenti sordi… Come associazione, è dura intervenire?
“Nonostante i successi, il mio cuore resta nelle scuole. Conosco l’imbarazzo di non capire, il sentirsi isolati e non compresi; la mia infanzia scolastica è stata difficilissima e sofferta, e farò di tutto perché i bambini di oggi non passino quello che ho vissuto io. Ricordo ancora quando insegnavo a Capranica: c’era un bambino sordo straniero che usava solo la Lis. Quando ho iniziato a insegnare la lingua ai suoi compagni udenti, vederli provare con tutto l’impegno a comunicare con lui dopo le lezioni mi ha riempito di gioia. Le scuole devono ascoltarci e servono finanziamenti per tutelare il futuro degli studenti sordi”.
Che ruolo ha la vostra associazione nella promozione dell’inclusione e dell’accessibilità?
“Oggi Viterbo è migliorata tanto, c’è più conoscenza e integrazione, e di questo sono molto soddisfatta, grazie anche alla mia socia Raffaella Cucchi, la nostra presidente, che mi appoggia in ogni passo. Le difficoltà non mancano, ma noi non ci fermiamo mai. Il nostro ruolo è la formazione: vogliamo tornare a fare i corsi in presenza, perché il Covid ci ha tolto il contatto umano e l’abitudine al confronto fisico. Il mio sogno è insegnare di nuovo guardando negli occhi gli studenti, trasmettendo loro tutta la mia passione e la ricchezza della Lis”.
Che messaggio volete lasciare a chi ancora non conosce la Lis o la vostra associazione? Quali propositi per il 2026?
“Per il 2026 abbiamo nuovi progetti, ma sarà una sorpresa. Il nostro messaggio per chi non ci conosce è: fidatevi di noi! Siamo persone esperte e appassionate, pronte a trasmettere non solo la lingua, ma la conoscenza profonda del mondo dei sordi. Vi aspettiamo”.
Federica Focaracci
