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Sindacalista accusato di stalking, vittima un’impiegata di banca: “Mi sono dovuta licenziare”

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Viterbo – (sil.co.) – Mamma di disabile costretta a licenziarsi dalla banca dove lavora, è ripreso il 4 dicembre davanti al giudice Ilaria Inghilleri con la testimonianza della vittima il processo all’ex collega sindacalista imputato di stalking.


Violenza di genere - Foto di repertorio

Violenza di genere – Foto di repertorio


Un caso toccante quello al centro del procedimento che si è aperto il 16 maggio 2024 davanti al tribunale di Viterbo, che peraltro già in passato si era occupato della vicenda. Imputato del grave reato di atti persecutori un ex sindacalista di banca in pensione. Avrebbe spinto al licenziamento una ex collega, mamma di un figlio disabile. 

Presunta vittima, una ex bancaria 50enne, che si è costituita parte civile con l’avvocato Giuseppe Picchiarelli. Imponente la lista dei testimoni della donna, il cui legale ha già prodotto una copiosa documentazione, riservandosi di produrne altra, raccolta successivamente alla querela. Ad aprile saranno sentiti i primi due testimoni della persona offesa, dopo l’esame dell’imputato che, se vorrà, potrà prima difendersi in aula fornendo la propria versione dei fatti al giudice, lasciandosi interrogare o rilasciando spontanee dichiarazioni. 

Il settantenne è stato rinviato a giudizio per stalking perché avrebbe reso impossibile la vita alla stessa ex collega, mamma di un minore disabile e che per questo usufruisce della 104, per cui è stato già condannato per diffamazione aggravata il 16 maggio 2022 dal giudice di pace, con una condanna per diffamazione aggravata a 300 euro di multa, al pagamento delle spese e al risarcimento dei danni da quantificare in sede civile. Sentenza confermata in appello. 

La lavoratrice-mamma ha ripercorso in aula i fatti avvenuti tra aprile 2019 e febbraio 2022. A marzo 2022 la 50enne, dopo 18 anni in banca, non ce l’avrebbe fatta più e si è licenziata, a causa delle vessazioni subite. Il calvario sarebbe cominciato nel 2019, quando l’imputato, in pensione già da un anno, avrebbe caldeggiato con lettere a direttori e una valanga di mail a colleghi il trasferimento della parte offesa presso un altro sportello dell’istituto nonostante la 104, definendola “soggetto sgradito” agli altri impiegati. Contro di lei, inoltre, l’ex sindacalista ha presentato nel luglio 2020 anche un esposto per truffa allo stato.


L'avvocato Giuseppe Picchiarelli

L’avvocato di parte civile Giuseppe Picchiarelli


“Vita stravolta”. “Si tratta di una vicenda estremamente dolorosa poiché siamo di fronte a una forma di violenza, brutalità e vessazione di cui è vittima una lavoratrice, una madre, una donna che è stata costretta a subire condotte violentissime e reiterate che hanno stravolto la propria vita”, torna a dire il difensore di parte civile Giuseppe Picchiarelli. 

Tra le contestazioni una relativa al periodo del lockdown. L’imputato, a giugno del 2020, avrebbe inviato a firma “Pasquino” una mail a diverse persone, tra cui tre colleghe dipendenti dello stesso istituto, nella quale avrebbe riportato una foto della parte offesa, assente dal lavoro perché beneficiaria del permessi di cui alla legge 104 per assistere il figlio minore e invalido, esternando frasi offensive della sua reputazione. 

A scatenare “Pasquino” sarebbe stata per l’appunto la foto della parte offesa abbracciata al figlio, mentre stanno davanti al computer a fare i compiti in dad, che era stata postata su Facebook dalla vittima accompagnata dalla didascalia, ironica secondo la donna, come si evince dal contesto, “mi rilasso in 104”. 


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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