Vignanello – (sil.co.) – Malato di mente, minacciò la principessa Giada Ruspoli con una cesoia da giardiniere per farsi dare dei soldi. È stato prosciolto.
Giada Ruspoli
È stato decretato ieri il non luogo a procedere per non imputabilità dell’imputato, un settantenne di Vignanello i cui problemi psichici sono emersi in tutta la loro gravità durante il processo che si è concluso questo martedì davanti al collegio del tribunale di Viterbo.
I fatti, avvenuti all’ombra del famoso castello Ruspoli di Vignanello, risalgono a tre anni fa.
Al centro del processo la complessa vicenda umana e giudiziaria del settantenne, finito a processo per avere minacciato con una pinza da potatura la principessa Giada Ruspoli nel 2023.
L’imputato, che era in attesa di ricovero in Rems all’epoca dei fatti, nei mesi scorsi ha rifiutato di farsi visitare dallo psichiatra nominato dal collegio del tribunale di Viterbo, che ha accolto l’istanza di perizia psichiatrica presentata dai difensori Pier Paolo Grazini e Lara Stefani.
Per questo il professionista incaricato, dottor Marco Cannavicci, è stato autorizzato a concludere ieri in base alla documentazione medica dell’imputato.
Il settantenne avrebbe chiesto prima del denaro alla vittima, che avrebbe cambiato una banconota e gli avrebbe dato dei generi alimentari.
L’uomo però non si sarebbe accontentato della spesa offerta da donna Giada, ma avrebbe insistito nel pretendere soldi, facendole richieste sempre più pressanti, arrivando a fare il verso di colpirla con una cesoia da giardiniere, se non fosse stato accontentato.
La brutta avventura si è conclusa per la principessa Ruspoli con un grande spavento e una denuncia, sfociata nel processo con la pesante accusa di tentata estorsione aggravata per il settantenne, che si è scoperto essere stato interdetto addirittura 24 anni fa, nel 2002.
Quattro anni fa inoltre, nel 2022, l’imputato – nell’ambito di un altro processo a suo carico – è stato sottoposto a una perizia psichiatrica con esito “positivo”, effettuata dal dottor Antonio Maria Lanzetti. Il che non gli ha impedito di mettere nuovamente a rischio la sua e altrui vita.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
