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Vignanello – (sil.co.) – Vittima di tentata estorsione la principessa Giada Ruspoli, proprietaria con la sorella del celebre castello di famiglia situato a Vignanello, il cui storico giardino fu fatto realizzare da Ottavia Orsini nel 1611.
Ebbene due anni fa, nel 2023, donna Giada, 76 anni ben portati, sarebbe stata minacciata con una pinza da potatura. Autore del gesto un uomo del paese, per il quale si è aperto ieri il processo davanti ai giudici del collegio del tribunale di Viterbo.
Secondo l’accusa, l’imputato avrebbe chiesto prima del denaro alla vittima, che avrebbe cambiato una banconota e gli avrebbe dato dei generi alimentari. L’uomo però non si sarebbe accontentato della spesa offerta da donna Giada, ma avrebbe insistito nel pretendere soldi, facendole richieste sempre più pressanti, arrivando a fare il verso di colpirla con una pinza da potatura, se non fosse stato accontentato.
La brutta avventura si è conclusa con un grande spavento e una denuncia, sfociata in un processo con la pesante accusa di tentata estorsione aggravata per l’uomo, che i difensori Pier Paolo Grazini e Lara Stefani hanno rivelato al collegio essere stato interdetto addirittura 23 anni fa, nel 2002. Non solo, tre anni fa, nel 2022, l’imputato – nell’ambito di un altro processo a suo carico – è stato sottoposto a una perizia psichiatrica con esito “positivo”, effettuata dal dottor Antonio Maria Lanzetti.
Spiegate le problematiche psichiche dell’imputato, il tribunale ha disposto una nuova perizia, per chiarire le attuali condizioni mentali dell’imputato, ai fini della quale fra qualche settimana sarà nominato uno psichiatra. In base al responso, il collegio deciderà se e come proseguire col procedimento.
Giada Ruspoli, che non si è costituita parte civile ma potrebbe essere sentita in aula come parte offesa, non era presente all’udienza.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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