Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Ieri, con la condanna a due anni e quattro mesi di detenzione nei confronti del mio aggressore, si chiude una fase dolorosa della mia vita e se ne apre una nuova, fondata sulla giustizia, sulla dignità ritrovata e sulla consapevolezza di non essere mai stata sola.
Questa sentenza non restituisce ciò che la violenza mi ha tolto, ma rappresenta un riconoscimento fondamentale: la violenza subita è stata creduta, ascoltata e riconosciuta. Ed è da qui che nasce la possibilità di ricominciare.
Violenza sulle donne – foto di repertorio
Desidero esprimere un ringraziamento profondo e sincero alla mia famiglia, che non ha mai smesso di starmi accanto, alle colleghe e alle amiche, che mi hanno sostenuta anche nei momenti di maggiore fragilità, e a tutte le persone che hanno creduto nella mia parola quando io stessa facevo fatica a farlo.
Un ringraziamento speciale va all’équipe del centro antiviolenza Penelope: professioniste competenti, presenti e profondamente umane. Un altro grande grazie va all’avvocato avvocato Luca Chiodi.
Il loro supporto è stato determinante non solo nel percorso di sostegno e ricostruzione personale, ma soprattutto nel restituirmi fiducia, forza e consapevolezza. Essere accolta, ascoltata e sostenuta da chi si occupa specificamente di violenza di genere fa la differenza tra il silenzio e la possibilità di denunciare.
Questa esperienza mi ha insegnato quanto sia cruciale credere alle donne, non metterne in discussione la parola, e garantire percorsi di supporto qualificati e sicuri. La violenza di genere non è un fatto privato: è una responsabilità collettiva.
A tutte le donne che vivono o hanno vissuto situazioni di violenza, voglio dire che non siete sole. Chiedere aiuto è un atto di coraggio, e trovare professioniste che sanno riconoscere e affrontare la violenza può cambiare il destino di una vita.
Ieri la giustizia ha fatto un passo importante. Continuiamo a farne insieme.
S.M.
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