Gallese – Operai costretti a dormire per due anni in un camper con cinque posti letto parcheggiato nel piazzale dell’azienda ceramica di Gallese dove lavoravano 12 ore al giorno, dalle 5 alle 17, con mezz’ora per la pausa pranzo e soltanto un paio di domeniche al mese come giorno libero.
Uno di loro, un 39enne d’origine marocchina, in cinque anni ha fatto solo venti giorni di ferie: “Di festivi non se ne parlava”. Un connazionale di 29 anni. ha detto di avere dormito per due anni nel camper e altri due su una delle brande posizionate in una stanza collegata al mezzo da una porticina fatta apposta, assieme ad altri quattro addetti stranieri della ditta. “C’era un piccolo cucinino per preparare i pasti, mentre usavamo il bagno interno all’azienda per lavarci”.
Carabinieri per la tutela del lavoro – Immagine di repertorio
È ripreso mercoledì con la testimonianza di due dei tre operai che si sono costituiti parte civile con l’avvocato Walter Pella il processo per sfruttamento del lavoro a un imprenditore 63enne titolare ex lege e di fatto di due società che operavano sotto lo stesso tetto in uno stabilimento del comune di Gallese, specializzato nella produzione di stoviglie di ceramica. La terza persona offesa è un 82enne per il quale è stato disposto l’accompagnamento coattivo alla prossima udienza. Nonostante siano stati loro a sporgere denuncia ai carabinieri, nel 2018, nessuno era stato sentito durante le precedenti udienze del processo all’ex datore di lavoro.
Tra il 2016 e il 2018 sarebbero stati costretti a vivere in alloggi di fortuna e retribuiti secondo l’accusa in modo sproporzionato rispetto alla quantità di lavoro prestato. “Facevo di tutto un po’, il magazziniere, alla catena produttiva, quello che serviva”, ha detto una delle persone offese. Al primo accesso, effettuato l’11 dicembre 2018, i carabinieri dell’ispettorato del lavoro trovarono all’opera una ventina di dipendenti: otto regolari, uno al nero, tre ex dipendenti e altri nove in nero per una cooperativa che aveva l’appalto.
Nel camper, secondo i testimoni, avrebbe dormito per sei mesi anche il titolare, un umbro che aveva ingaggiato gli operai tra le province di Perugia e di Arezzo, promettendo loro una casa che non è mai arrivata.
“Lo stipendio era sui 1200-13000 euro al mese, ma in busta paga risultavano 1500-1600 euro. E non abbiamo mai percepito la tredicesima. Ci ricattava col dire che se non ci avesse rinnovato il contratto, avremmo perso il permesso di soggiorno”, Dai carabinieri sono andati dopo essere stati licenziati. “Loro ci hanno mandato al sindacato, che ci ha trovato un avvocato”, hanno spiegato.
Il processo riprenderà a ottobre per sentire l’imputato e i testi della difesa.
Silvana Cortignani
– Imprenditore a giudizio per sfruttamento del lavoro, fu denunciato da tre operai
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
