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Accusato di molestie da una mamma che cercava un gatto, il figlio lo difende

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Viterbo – (sil.co) – È ripreso ieri con la testimonianza del figlio 42enne dell’imputato il processo per violenza sessuale all’anziano che avrebbe messo le mani addosso a una donna che si era presentata nel piazzale della sua azienda agricola per chiedergli se avesse un gatto da darle per il suo bambino. La presunta vittima è parte civile con l’avvocato Daniela Fieno. L’imputato è difeso dalla legale Valeria Vincenzoni. 


Lago di Bolsena - I carabinieri

Lago di Bolsena – I carabinieri (foto d’archivio)


Imputato un settantenne residente in un centro del comprensorio del lago di Bolsena che, la mattina del 26 marzo 2024, vedendo fermarsi nel suo appezzamento di terreno un’auto con a bordo la giovane mamma, l’ha invitata a prendere un caffè: “Intanto chiedo a mio figlio di cercarle un gatto”.

Il figlio, citato dalla difesa, ha confermato. “Non ricordo che giorno fosse, ma un paio di anni fa mio padre mi telefonò mentre andavo a lavorare in campagna, poco dopo che ero passato da lui a caricare del mangime. Mi chiese se avessi dei gattini o dei cani di piccola taglia. Gli risposi di no ed è finita lì. Quando sono passato da lui al capannone, mi chiese di fermarmi per un caffè, ma avevo fretta. Era tutto aperto, anche le finestre”, ha riferito davanti al collegio. Ha quindi spiegato che l’azienda si trova “proprio alle porte del paese, non in una zona isolata, ma nella zona industriale”. 

“Solo a guardarti, ce l’ho duro”, avrebbe detto l’imputato alla donna, una quarantenne di un centro vicino, cercando di baciarla sulla bocca, per poi afferrarle le mani portandosele all’inguine. Non contento, saputo che la donna lo aveva denunciato, avrebbe cercato i suoi familiari, padre e sorella, per farle rimettere la querela in cambio di mille euro.

Una donna”fragile” la vittima, hanno spiegato i familiari, in seguito allo stress post traumatico sviluppato in seguito a un gravissimo incidente stradale che le ha lasciato in eredità crisi di panico e ansia, “facilmente gestibili con dei comuni ansiolitici all’occorrenza fino a quel giorno e precipitate dopo essere stata sessualmente aggredita dall’imputato. “Ora dipende totalmente dagli altri e da sola non è più in grado di fare nulla, nemmeno di accudire suo figlio”, hanno testimoniato i parenti.

Al momento della denuncia, i carabinieri avrebbero capito subito chi era quell’uomo sulla settantina coi capelli bianchi. “Abbiamo anche acquisito i filmati della videosorveglianza, trovando riscontro del transito in zona della vettura della parte offesa, negli orari da lei indicati”, hanno riferito in tribunale, spiegando che è stato facile identificare l’imputato.

Prossima udienza ad aprile, per le spontanee dichiarazioni dell’imputato e sentire il consulente medico di parte, Giuseppe del Signore. A maggio la sentenza. 


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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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