Viterbo – (sil.co.) – Cercava un gatto per il suo bambino, ha trovato un anziano che le avrebbe messo le mani addosso chiedendole un rapporto, finendo a processo per violenza sessuale. In aula il compagno, il padre e la sorella della vittima. L’imputato avrebbe cercato di convincerli a ritirare la denuncia.
Lago di Bolsena – I carabinieri – Foto d’archivio
Imputato un settantenne residente in un centro del comprensorio del lago di Bolsena che, la mattina del 26 marzo 2024, vedendo fermarsi nel suo appezzamento di terreno un’auto con a bordo la giovane mamma, l’ha invitata a prendere un caffè: “Intanto chiedo a mio figlio di cercarle un gatto”.
È finita che invece di trovarle un gatto le avrebbe detto “solo a guardarti, ce l’ho duro”, cercando di farsi mettere una mano sulla patta dei pantaloni e di baciare la donna, parte civile al processo, ripreso ieri con la testimonianza del compagno operatore sanitario, del padre sottufficiale in congedo dell’aviazione e della sorella medico della parte offesa.
Una donna”fragile” la vittima, hanno spiegato i familiari, in seguito allo stress post traumatico sviluppato in seguito a un gravissimo incidente stradale che le ha lasciato in eredità crisi di panico e ansia, “facilmente gestibili con dei comuni ansiolitici all’occorrenza fino a quel giorno e precipitate dopo essere stata sessualmente aggredita dall’imputato. “Ora dipende totalmente dagli altri e da sola non è più in grado di fare nulla, nemmeno di accudire suo figlio”, hanno testimoniato i parenti.
L’imputato, nei giorni successivi, avrebbe cercato di mettersi in contatto con la sorella, anche attraverso una collega dello studio, ottenendo un appuntamento col padre: “Voleva che mia figlia ritirasse la querela, ma io gli ho risposto che non doveva, perché ‘se hai avuto tutta questa premura di venire qua, qualcosa hai fatto'”, ha spiegato il genitore della parte offesa.
Nove i testimoni della difesa, tra cui il medico Giuseppe Del Signore, consulente di parte del settantenne, In aula è atteso anche il figlio dell’imputato, che sarebbe pronto a difendere il padre nonostante il settantenne abbia cercato di ottenere la remissione di querela dicendo, “se lo sa mio figlio, mi ammazza”.
– “Cercavo un gatto, ho trovato un settantenne che mi ha messo le mani addosso”
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY