Viterbo – Abusi sulla nipote tredicenne, nonno ottantenne condannato a 5 anni di carcere. È stata invece assolta la moglie, e nonna della piccola, accusata di averlo preso a bastonate.
Violenza sulle donne
La piccola si è confidata coi genitori una sera di agosto del 2023, mentre a luglio 2024 la notizia è stata resa nota agli altri familiari. Tra loro la nonna, una sessantenne rimasta per alcune settimane a vivere con l’imputato in regime di separazione di fatto, fino a quando lui, all’inizio di agosto, non l’ha denunciata per maltrattamenti aggravati accusandola di averlo preso a bastonate.
Ieri il processo alla nonna della piccola si è concluso con l’assoluzione mentre, sempre ieri, il processo per violenza sessuale pluriaggravata al nonno, peraltro recidivo, si è concluso con la condanna dell’anziano a cinque anni di reclusione, contro i quattro anni chiesti dal pm Michele Adragna ai giudici del collegio presieduto da Jacopo Rocchi.
Gli abusi sarebbero avvenuti tra il 2018 e il 2019 a casa dei nonni materni, cui i genitori lasciavano in custodia la bambina e anche il fratellino. La vittima, a un certo punto avrebbe cominciato a dire a papà e mamma che non voleva più andare a casa del nonno. Nel 2023, in occasione del compleanno dell’anziano, la minore si sarebbe rifiutata davanti a tutti di avvicinarsi per dargli il regalo assieme al fratello.
L’uomo, con precedenti condanne per fatti analoghi, avrebbe approfittato di quando la moglie era al lavoro. Per il difensore Guido Conticelli, la nipote sarebbe stata suggestionata dai racconti sentiti in famiglia, nonostante sia stata giudicata attendibile dalla psicologa.
Ai genitori, che si sono costituiti parte civile anche per la minore, con l’avvocato Vania Bracaletti, è stata riconosciuta una provvisionale di 6mila euro e un risarcimento da quantificare in sede civile.
La ex moglie, scoppiata a piangere durante la lettura dei dispositivi di entrambe le sentenze, secondo l’accusa, la sera del 4 agosto 2024, aveva fatto finire il marito in ospedale bastonandolo con una delle sue stampelle. Lei si è difesa dicendo che lui cadeva spesso ed era perennemente pieno di lividi.
La sessantenne, sposata con l’imputato per quarant’anni, ha inoltre rivelato durante l’istruttoria di avere chiuso il matrimonio dopo avere saputo da sua figlia delle molestie alla nipotina e di essere rimasta in casa per avere il tempo di trovare un’altra collocazione e un lavoro che le permettesse di mantenersi, visto che era economicamente dipendente dal marito. Lo stesso pubblico ministero ha chiesto l’assoluzione dell’imputata
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
