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Aggredisce donna con un tirapugni e si barrica in uno studio medico, rimesso in libertà

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Viterbo – (sil.co.) – È stato rimesso in libertà dopo l’udienza di convalida il 55enne viterbese arrestato venerdì dalla polizia presso uno studio medico. Nei guai è finito per un tirapugni. 



L’uomo, finito ai domiciliari, venerdì 17 aprile ha fatto irruzione nell’ambulatorio, affollato di pazienti, dopo avere preso a calci e aggredito con un tirapugni una donna per le vie del centro.

Scattato l’allarme, gli agenti intervenuti hanno individuato una donna che ha riferito di essere stata aggredita, con sputi e calci, indicando quale autore del fatto un soggetto a lei noto.

Il 55enne, debitore nei suoi confronti di una somma di denaro, ancora nelle vicinanze, alla vista degli agenti, ha tentato di darsi alla fuga. Inseguito per le vie del centro, il 55enne si è disfatto di tirapugni, di cui è vietato il porto, che è stato recuperato e sequestrato.

La corsa è terminata in via di Porta Murata, dove l’uomo si è introdotto in uno studio medico alla presenza di diversi pazienti, rifugiandosi all’interno dei servizi igienici e rifiutandosi di aprire la porta.

Gli operatori hanno proceduto all’apertura forzata dell’uscio e, una volta all’interno, hanno bloccato l’uomo, che ha opposto una strenua resistenza spintonando i poliziotti, che lo hanno tratto in arresto per il possesso, al di fuori della propria abitazione del tirapugni.


Viterbo - Aggressione in centro - Uomo fermato dalla polizia

Viterbo – Aggressione in centro – Uomo fermato dalla polizia


La notte del 2 ottobre scorso, lo stesso 55enne, completamente ubriaco, era stato arrestato a valle Faul per il furto in una macchina in via Cavour.

Era in compagnia di altri due soggetti, un uomo e una donna. Lui è stato assolto, mentre gli altri sono stati condannati a sei mesi di reclusione, con lo sconto di un terzo dell’abbreviato chiesto dal difensore Luigi Mancini.


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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