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Droga e botte alla compagna, la polizia: “Aveva lividi, ma non ha voluto denunciarlo”

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Viterbo – (sil.co.) – È finito a processo per maltrattamenti in famiglia – pure senza la denuncia della vittima – l’imprenditore viterbese 43enne a casa del quale, il 14 febbraio 2024, piombò la polizia in seguito a una lite con la convivente, che pur ammettendo le aggressioni non ha voluto sporgere querela.


Violenza sulle donne - foto di repertorio

Violenza sulle donne – foto di repertorio


L’imprenditore, attenzionato in seguito a un allarme del padre della vittima, è stato poi arrestato pochi giorni dopo, il 18 febbraio, per droga, mezz’etto di cocaina, per cui è stato assolto, avendo disponibilità economica e essendone notoriamente assuntore.

È invece ripreso ieri il processo per maltrattamenti in famiglia, con la testimonianza di un investigatore della squadra mobile, il quale ha spiegato come la vittima si sia rivelata “reticente, anche se poi ammise, durante l’interrogatorio protetto, incalzata da un’amica cui aveva inviato messaggi per sfogarsi riguardo i comportamenti del compagno”.

La polizia ha acquisto i vocali inviati dalla parte offesa, ma non solo. “Aveva una evidente abrasioni sul lato destro del collo e lividi sul corpo riconducibili a aggressioni fisiche, visti dal personale femminile della questura”, ha spiegato il teste.

Il processo riprenderà in autunno.


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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