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Viterbo - Ieri nella sala Mendel del convento della Trinità il resoconto dei lavori di restauro - Alessia Felici, restauratrice: “L’opera era piena di dorature, di fori, e di resti di cera. Segno della grande devozione che le è stata tributata nei secoli” - FOTO E VIDEO

La Madonna Liberatrice torna, bella più che mai e con una rosa in mano, a proteggere la sua città

di Irene Temperini
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Viterbo – La Madonna Liberatrice torna, bella più che mai e con una rosa rossa in mano, a proteggere la sua città. Un momento storico ieri per la chiesa della Trinità, santuario della protettrice di Viterbo, la Madonna Liberatrice.

Viterbo - La Madonna Liberatrice restaurata

Viterbo – La Madonna Liberatrice restaurata


Dopo i saluti istituzionali del prefetto Sergio Pomponio, della sindaca Chiara Frontini e l’intervento di padre Rocco Ronzani, agostiniano e prefetto dell’Archivio vaticano, il pomeriggio è entrato nel vivo con il racconto dei lavori di restauro effettuati sulla Madonna Liberatrice.

Padre Rocco Ronzani, Ordine di Sant'Agostino, prefetto archivio vaticano

Padre Rocco Ronzani, Ordine di Sant’Agostino, prefetto archivio vaticano


Saverio Ricci, storico dell’arte e funzionario della Soprintendenza, ha iniziato con una sottolineatura. “L’intervento di restauro sulla Madonna Liberatrice – ha detto Ricci – è stato economicamente sostenuto dal ministero dell’Interno che, attraverso il Fec, fondo edifici di culto, detiene la proprietà di oltre quaranta beni ecclesiastici nel nostro territorio. Sono felice, e parlo a nome dell’intera Soprintendenza, che abbiamo potuto operare in questo luogo, scrigno di un grande patrimonio artistico e culturale”.

A descrivere l’intervento sull’opera, realizzata dai fratelli Gregorio e Donato d’Arezzo nei primi del ‘300, la restauratrice che materialmente l’ha eseguito, Alessia Felici.


 

“L’opera era molto deteriorata – ha sottolineato Felici -, aveva graffi, segni e forature. Nel 1600 la Madonna subì un distacco a massello, cioè con tutta la muratura. A metà del 1900 fu portata dal restauratore Cecconi Principi a via Margutta, a Roma, che eseguì il distacco della muratura assottigliando l’affresco fino a 2 centimetri. Usò una canapa molto grezza in una malta di gesso e poi una rete. È così diventata un’opera trasportabile. Sono stati fatti altri interventi, con stuccature, con colla, con gesso”.

Un restauro importante quello eseguito dalla professionista sull’icona mariana.

Viterbo - Alessia Felici, Rocco Ronzani e Saverio Ricci

Viterbo – Alessia Felici, Rocco Ronzani e Saverio Ricci


“Abbiamo trovato schizzi di cera – ha proseguito Felici – perché intorno si accendevano le candele. Questa Madonna era ricchissima di dorature. Sono state rimosse tutte le interferenze. Questa immagine è stata nei secoli tempestata di corone e monili. È stata oggetto, nei secoli, di una enorme devozione. Tutto il trono era tempestato di dorature. Segno di una profonda devozione. Tutte le bordature del manto della Madonna erano dorate. Una cosa interessante è poi che sicuramente c’erano altri personaggi oltre alla Madonna e al Bambino.

Viterbo - La Madonna Liberatrice restaurata

Viterbo – La Madonna Liberatrice restaurata


Abbiamo dovuto fare un importante intervento per coprire i distacchi tra i 2 centimetri e il gesso sottostante. Un intervento di consolidamento di profondità realizzato con malte fluide che, una volta applicate, si solidificano.

È stata stuccata qualsiasi tipo di lacuna.

La reintegrazione è stata effettuata con un leggero abbassamento del tono, ricostruendo solo quello che c’è.

Perché la legge del restauro – ha sottolineato Felici – è che non posso ricostruire nulla di cui non ho la certezza. Abbiamo individuato delle mani giunte, probabilmente di Campano da Novara, il committente dell’affresco contenuto nella cappella di Sant’Anna. Un altro elemento interessante è una rosa rossa, che a fine ‘800 si vedeva. Rosa che simboleggia la prefigurazione della passione”.

Viterbo - La Madonna Liberatrice restaurata - Vescovo Orazio Francesco Piazza

Viterbo – La Madonna Liberatrice restaurata – Il vescovo Orazio Francesco Piazza


Al termine dell’incontro, la celebrazione del vescovo di Viterbo Orazio Francesco Piazza.

La sua è un’omelia incentrata sul momento difficile che l’intera umanità sta attraversando. Un mondo che sembra aver dimenticato la pace e la speranza.

“C’è chi la mattina accende la speranza e la sera la spegne – ha detto Piazza – in un saliscendi schizofrenico che fa male. Il cuore deborda. Menomale che c’è papa Leone! – ha esclamato Piazza – Il papa traccia un sentiero chiaro. E aspetto che si apra quella porta. In un rapporto, in tutti i rapporti, è questione di affabilità. Io posso contare su di te se sei affidabile. Dobbiamo essere certi che non siamo soli. Ogni sforzo che noi compiamo avrà il suo effetto. La Madonna Liberatrice ci liberi dalla paura che in questo tempo ci attanaglia”.

E proprio al termine della celebrazione la Madonna Liberatrice, che da oltre 700 anni protegge la città di Viterbo, è stata scoperta, tornando al suo antico splendore e alla venerazione dei viterbesi che da sette secoli ricorrono a lei.

Irene Temperini


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20 aprile, 2026

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