Viterbo – (g.f.) – L’aveva preannunciato e così è stato. Un esposto formale e una richiesta urgente di accertamenti sono stati depositati presso gli uffici del comune di Viterbo da Giacomo Barelli, sul contestato cartello posizionato in piazzale Gramsci sulla parte alta di un immobile privato.
Giacomo Barelli
Secondo quanto evidenziato da Barelli nel documento, il manufatto si trova in una posizione ben visibile dalla pubblica via, con un possibile ancoraggio alla struttura edilizia. Oltre alla grande insegna principale, sulle finestre dello stesso immobile risultano applicati altri manifesti e materiali cartacei che richiamano lo stesso messaggio politico.
Barelli ha già contestato la natura del messaggio veicolato, definendolo razzista e discriminatorio. Nel testo dell’esposto si evidenzia come il termine richiami direttamente l’idea di un allontanamento generalizzato di persone migranti o d’origine straniera, alimentando un clima di ostilità, esclusione e stigmatizzazione, ritenuto incompatibile con i principi fondamentali della Costituzione in materia di uguaglianza, dignità sociale e solidarietà. Da qui, la condanna politica dell’ex assessore.
Viterbo – La scritta in piazzale Antonio Gramsci
La richiesta depositata punta a fare chiarezza sulla regolarità dell’impianto, sollecitando l’amministrazione comunale e gli organi competenti ad attivarsi anche autonomamente. I punti sui quali si focalizza l’esposto riguardano l’identificazione esatta della proprietà dell’immobile, dei locali e di chi abbia materialmente autorizzato o finanziato il cartello, verificando l’esistenza di eventuali nulla osta condominiali o contratti privati.
Sotto il profilo strettamente tecnico e amministrativo, viene chiesto di qualificare la natura del manufatto e di accertare il pieno rispetto del codice della strada e altri elementi, senza trascurare aspetti urbanistici e di pubblica incolumità, essendo la struttura esposta al vento e al di sopra di una via trafficata. Barelli si chiede se cartelloni possano essere affissi in zona, se non ci siano vincoli storico-artistici o culturali e se siano stati versati canoni.
Qualora venissero accertate irregolarità, Barelli chiede sanzioni immediate e il ripristino, con la rimozione.
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