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Viterbo – (sil.co.) – Mafia turca, chiesti otto anni di reclusione ciascuno in appello per sedici sodali del boss Baris Boyun.
Mano pesante della procura antimafia di Milano che, presentando ricorso contro il primo grado, ha chiesto per tutti gli imputati una condanna a otto anni di carcere. In totale 128 anni, per reati commessi in Italia.
Tra fine mese e inizio luglio le due udienze dedicate alla discussione dei difensori, tra cui l’avvocato viterbese Samuele De Santis che assiste il 30enne turco Caglar Senci, condannato a cinque anni e otto mesi in primo grado. Caglar Senci, in particolare, che viveva a Tuscania, il 25 marzo 2024, avrebbe portato illegalmente armi occultate sotto i sedili di una vettura Honda Crv con targa svizzera.
Davanti alla corte d’assise d’appello anche due presunti fedelissimi del boss, Gultepe Tolga e Bayram Demir, quest’ultimo di 34 anni, residente a Nepi, anche loro arrestati nel blitz del 22 maggio 2024. Tutti e due pezzi grossi dell’organizzazione, Tolga che sarebbe stato il responsabile del settore traffico di stupefacenti a 6 anni e otto mesi e Demir a 6 anni di reclusione, con lo sconto di un terzo della pena dell’abbreviato nel processo di primo grado di Milano.
Oltre al viterbese Giorgio Meschini, difeso dall’avvocato Remigio Sicilia e condannato in via definitiva a quattro anni per associazione a delinquere, lo scorso 4 luglio sono stati giudicati con l’abbreviato anche tre turchi,tra cui per l’appunto Caglar Senci, condannati a un anno e quattro mesi, cinque anni e quattro mesi e cinque anni e otto mesi di reclusione, pure loro tra gli arrestati nel “blitz di Bagnaia” del 22 maggio 2024, che avrebbe smantellato la cellula italiana del boss di etnia curda Baris Boyun, le cui attività illecite, tra cui spaccio e traffico di armi, secondo la Dda di Milano avrebbero dovuto finanziare il terrorismo internazionale.
In manette finirono anche le due donne del boss, oltre al viterbese e a sei turchi arrestati tra Vetralla, Montefiascone, Tuscania e Nepi. Tra i diciannove indagati che hanno scelto un rito alternativo, sempre De Santis assiste inoltre l’unico che il 25 marzo dell’anno scorso ha ottenuto di patteggiare una condanna a 4 anni e 7 mesi di reclusione: un albanese di 28 anni, arrestato in flagranza di reato assieme a un turco di 24 anni, sempre il 22 maggio 2024, presso un’area di servizio sulla Cassia a Sutri mentre viaggiavano su una Jeep Compass con targa svizzera, con armi, munizioni e 24,5 grammi di cocaina pronta per lo spaccio. Il 24enne è stato condannato a cinque anni e quattro mesi con l’abbreviato.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

