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Viterbo – Comune - Giochi chiusi da tempo – Il parco cittadino, abbandonato dalla giunta guidata da Chiara Frontini, è diventato invivibile - FOTO E VIDEO

Pratogiardino Lucio Battisti ridotto a porcilaia: erbacce secche, acqua sporca, pesci desaparecidos e immondizia

di Patrizia Prosperi
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Viterbo – Erbacce, abbandono e giochi chiusi da due anni. Il parco dedicato a Lucio Battisti ha perso la sua vocazione. Le erbacce secche hanno invaso le aiuole, tra bottiglie di plastica abbandonate e cartoni stesi a terra, che fanno pensare a qualcuno che lì bivacchi. Le transenne delimitano zone probabilmente considerate a rischio.

La vasca grande all’ingresso è sporca, abbandonata, ben lontana dal laghetto popolato da pesci e volatili che il parco prometteva. Della flora e della fauna che caratterizzavano pratogiardino Lucio Battisti non resta quasi più traccia. Dei pesci, degli animali e della vegetazione che contribuivano all’identità del parco rimane poco o nulla.

Il simbolo più amaro dell’abbandono è però l’area giochi per i bambini: chiusa da molto tempo, con lavori di ristrutturazione iniziati e mai conclusi, transennata e lasciata a metà.


Eppure sul sito del comune di Viterbo si parla di “recenti interventi” di recupero avviati a pratogiardino Lucio Battisti, in attesa che un progetto più ampio di riqualificazione riceva i finanziamenti necessari per essere completato. Quei lavori, nella realtà dei fatti, sono gli stessi che da due anni tengono inaccessibile l’area dedicata ai più piccoli, senza che nulla sembri muoversi.

Pratogiardino Lucio Battisti è uno dei luoghi simbolo di Viterbo, con origini che risalgono al XIV secolo, quando l’area era legata alla Rocca fatta costruire dal cardinale Egidio Albornoz per favorire il ritorno della corte pontificia a Roma. Nei secoli successivi passò di mano più volte, fino a quando, nel 1847, il comune di Viterbo lo ottenne in enfiteusi perpetua, aprendolo al pubblico nel 1855 e acquisendone la piena proprietà nel 1925.

Risalgono a quegli anni i viali alberati di lecci e l’ampio spazio centrale circondato da platani, in uno stile ottocentesco che faceva dell’acqua l’elemento caratterizzante del parco, tra vasche, fontane zampillanti e il laghetto nella zona ovest.

Pratogiardino Lucio Battisti nel più completo abbandono

Pratogiardino Lucio Battisti nel più completo abbandono


A questa storia secolare si è intrecciato, in tempi più recenti, l’omaggio a Lucio Battisti: i viali interni portano i titoli delle sue canzoni e il giardino stesso porta il suo nome. Un omaggio che pochi parchi pubblici in Italia possono vantare. Un legame ribadito anche di recente dall’Università della Tuscia, che ha conferito il Sigillo di ateneo a Mogol, storico paroliere e compagno d’arte di Lucio Battisti.

Eppure proprio questo luogo, che racchiude oltre sei secoli di storia viterbese e che dovrebbe custodire e onorare anche quella memoria musicale, oggi versa in condizioni di totale abbandono. L’abbandono ha nome e cognome individuabili in chi questa città la “amministra”, la sindaca Chiara Frontini e la sua giunta. In chi ne aveva fatto un obiettivo semplice da raggiungere in campagna elettorale. Obiettivo ovviamente condiviso dai viterbesi. Ma un conto sono le promesse elettorali e un conto è la cura preziosa e costante della città.

Un giardino pubblico, però, non è solo verde da curare: è un presidio sociale, spesso l’unico argine concreto alle disuguaglianze urbane. È lo spazio di chi non possiede un giardino proprio, di chi vive in un appartamento senza balconi né verde privato, delle famiglie che non possono permettersi una vacanza o un weekend fuori città, degli anziani che cercano una panchina all’ombra, dei bambini che hanno diritto a un’altalena pulita e sicura.

Un parco abbandonato non penalizza tutti allo stesso modo. Pesa soprattutto su chi considera quello spazio un’alternativa a disposizione. Un angolo unico di natura raggiungibile a piedi. Un luogo di socialità gratuito in città.

Pratogiardino Lucio Battisti dovrebbe essere questo, per Viterbo: un patrimonio condiviso e accessibile, non un’area marginalizzata, lasciata a sé stessa e, di fatto, sottratta ai cittadini.

Patrizia Prosperi


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30 giugno, 2026

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