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Auto in panne dopo il pieno low cost, slitta il processo al “re della benzina”

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Viterbo – (sil.co.) – Pieno low cost col trucco, è stato rinviato al prossimo autunno in quanto l’imputato è attualmente detenuto il processo per il presunto carburante annacquato a carico di Vincenzo Salzillo. È il noto imprenditore casertano di 66 anni, “re della benzina”, titolare della Ewa, tuttora a processo a Viterbo col figlio per sfruttamento del lavoro, nella fattispecie i benzinai extracomunitari addetti alle stazioni di servizio del gruppo nel Viterbese.


Un distributore Ewa a Viterbo

Un distributore Ewa a Viterbo


In questo caso, invece, il procedimento nasce dalle denunce di diversi automobilisti, uno dei quali avrebbe fatto il pieno di gasolio presso un benzinaio low cost sulla Tuscanese prima di partire per le vacanze con la famiglia. Peccato che la macchina gli sia fermata per strada, facendogli scoprire che il carburante era “annacquato” e costringendolo a spendere quasi 300 euro per la sostituzione della valvola e del filtro se voleva proseguire il viaggio. 

Le indagini della guardia di finanza, scattate in seguito a una denuncia del 2019, si sono chiuse sotto lockdown, nella primavera del 2020. Quattro vittime si sono costituite parte civile con l’avvocato Domenico Gorziglia del foro di Viterbo. 

Per l’imprenditore, una serie di querele “fotocopia” sporte dai clienti tra la primavera e l’estate di sette anni fa si sono tradotte per Salzillo nell’accusa di frode in commercio, per avere venduto a malcapitati automobilisti carburante “tarocco”.

Tra le quattro parti civili lo sfortunato vacanziere viterbese che dopo avere fatto il pieno è partito per trascorrere le ferie estive in Sicilia con moglie e figli, ma mentre viaggiava in autostrada, nel Casertano, si è ritrovato con la vettura ferma che non ha voluto saperne di ripartire. Costretto a chiamare il soccorso stradale e a farsi trainare in officina, la vittima ha fatto l’amara scoperta di dover sostituire la valvola Egr e il filtro carburante con un costo complessivo di 284 euro.

Un caso che per l’appunto non sarebbe isolato. Sempre nel 2019 un post su Facebook con tanto di foto del gasolio sospetto diede il via all’indagine della guardia di finanza. “Dentro c’è acqua e altre cose che non sono carburante. Risultato: macchina ferma in officina con grossi danni. Viterbesi attenti a dove fate il pieno”, c’era scritto. 

“Ti capisco – si leggeva tra i commenti – avevo un furgone di quattro mesi. Pieno gpl sempre fatto allo stesso distributore, l’ultimo con carburante sporco 1.500 euro di danno e nessuno ne risponde”. Esperienza simile per un altro utente della rete: “È successo anche a mia zia, partiti per la vacanza macchina rotta per strada, danno costosissimo”.

Nel capo d’imputazione viene spiegato che l’imprenditore è imputato “in qualità di legale rappresentante della Penta Petroli srl, con sede a Milano e con sei impianti di proprietà gestiti direttamente dalla stessa con insegna Ewa, cedeva prodotti petroliferi nella specie gasolio che per qualità risultava diversa da quella dichiarata. Segnatamente nel periodo dal 7 aprile 2019 al 25 settembre 2019, cedeva gasolio presso il distributore situato in Viterbo strada Tuscanese”.

Tra le vicende più recenti figura un’indagine, risalente a circa un anno fa, che ha portato al sequestro di beni e liquidità per oltre 112 milioni di euro nei confronti di sette persone e cinque società attive nel settore petrolifero. Tra queste anche la Penta Petroli, riconducibile allo stesso Salzillo, che opera su scala nazionale attraverso una rete di circa 300 distributori con il marchio Ewa.


 Articoli: In vacanza con l’auto in panne dopo il pieno low cost, colpa del carburante “annacquato” – Pieno low cost col gasolio annacquato, imprenditore a processo per frode in commercio – Carburante “annacquato”, indaga la finanza


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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