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Tribunale - Nuovi guai per il titolare della Ewa - In quattro si sono costituiti parte civile per il risarcimento dei danni - Ma le parti offese sarebbero molte di più

Pieno low cost col gasolio annacquato, imprenditore a processo per frode in commercio

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Un distributore Ewa a Viterbo

Un distributore Ewa a Viterbo

Viterbo – (sil.co.) – Fa il pieno di gasolio presso un benzinaio low cost sulla Tuscanese e parte per le vacanze con la famiglia, ma la macchina gli si ferma per strada e scopre che il carburante era “annacquato”, dovendo spendere quasi 300 euro per la sostituzione della valvola e del filtro se voleva proseguire il viaggio. 

 È la disavventura capitata a una delle presunte vittime di Vincenzo Salzillo, l’imprenditore casertano di 65 anni titolare della Ewa, già a processo a Viterbo col figlio per sfruttamento del lavoro, nella fattispecie i benzinai extracomunitari addetti alle stazioni di servizio del gruppo nel Viterbese.

Per l’imprenditore, una serie di querele “fotocopia” sporte dai clienti tra la primavera e l’estate di cinque anni fa si sono tradotte in nuovi guai giudiziari. Salzillo, accusato di frode per avere commercializzato carburante “tarocco”, è a processo davanti al giudice Jacopo Rocchi, che ieri ha accolto la costituzione di parte civile di quattro delle presunte vittime, il cui numero risulterebbe però essere superiore, tanto che è stato già disposto di ascoltare nel corso di due udienze ben otto parti offese.

Le indagini della guardia di finanza, in seguito a una denuncia del 2019, si sono chiuse sotto lockdown, nella primavera del 2020. Ieri, dopo il rinvio a giudizio da parte del gup, il processo è entrato nel vivo con la costituzione delle parti civili e l’ammissione delle prove, mentre i primi testimoni saranno sentiti a gennaio dell’anno prossimo.

Salzillo è imputato di frode nell’esercizio del commercio perché, come si legge nel capo d’imputazione, “in qualità di legale rappresentante della Penta Petroli srl, con sede a Milano e con sei impianti di proprietà gestiti direttamente dalla stessa con insegna Ewa, cedeva prodotti petroliferi nella specie gasolio che per qualità risultava diversa da quella dichiarata. Segnatamente nel periodo dal 7 aprile 2019 al 25 settembre 2019, cedeva gasolio presso il distributore situato in Viterbo strada Tuscanese”.  

Tra le quattro parti civili un 46enne, assistito dall’avvocato Domenico Gorziglia, che nell’estate di cinque anni fa dopo avere fatto il pieno è partito per trascorrere le ferie in Sicilia con moglie e figli, ma mentre viaggiava in autostrada, nel Casertano, si è ritrovato con la vettura ferma che non ha voluto saperne di ripartire. Costretto a chiamare il soccorso stradale e a farsi trainare in officina, la vittima ha fatto l’amara scoperta di dover sostituire la valvola Egr e il filtro carburante con un costo complessivo di 284 euro.

Un caso che per l’appunto non sarebbe isolato. Sempre nel 2019 un post su Facebook con tanto di foto del gasolio sospetto diede il via a un’indagine della guardia di finanza. “Dentro c’è acqua e altre cose che non sono carburante. Risultato: macchina ferma in officina con grossi danni. Viterbesi attenti a dove fate il pieno”, c’era scritto. 

“Ti capisco – si leggeva tra i commenti – avevo un furgone di quattro mesi. Pieno gpl sempre fatto allo stesso distributore, l’ultimo con carburante sporco 1.500 euro di danno e nessuno ne risponde”. Esperienza simile per un altro utente della rete: “È successo anche a mia zia, partiti per la vacanza macchina rotta per strada, danno costosissimo”.


– Carburante “annacquato”, indaga la finanza


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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14 marzo, 2024

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