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Fondi europei per l’accoglienza, prosegue l’inchiesta su presunti bandi irregolari

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Viterbo – (sil.co.) – Fondi europei per l’accoglienza dei migranti, la cassazione blinda il maxisequestro. Diventa definitiva la legittimità dei decreti di perquisizione e sequestro informatico nell’ambito della complessa inchiesta europea sulla gestione dei fondi europei Fami (Fondo asilo, migrazione e integrazione) destinati all’accoglienza. Secondo gli investigatori, i bandi per assegnare denari alle cooperative d’accoglienza erano irregolari e parte delle somme sarebbe stata spesa in vacanze e beni di lusso. 


Viterbo - Un gruppo di stranieri

Viterbo – Un gruppo di stranieri


L’inchiesta, resa resa nota all’inizio di febbraio, è nata da un esposto di una cooperativa e riguarderebbe almeno tre bandi emanati dalla prefettura di Rieti, che avrebbe affidato complessivamente circa 1,6 milioni di euro a due cooperative riconducibili alla stessa persona e prive di alcuni requisiti previsti dalla normativa, come l’anzianità minima nel settore o la presentazione dei bilanci.

L’indagine, condotta sotto l’egida della Procura Europea e supportata dagli accertamenti della guardia di finanza, ruota attorno a presunte irregolarità nell’assegnazione e nell’esecuzione di diversi progetti di integrazione, tra cui i programmi denominati “Agos”, “Monna Lisa” e “Vittoria Rieti e Viterbo insieme per l’integrazione”, nel cui caso l’assegnazione sarebbe avvenuta a prescindere dal riscontro di alcuni requisiti
fondamentali, mentre il bando sarebbe stato noto a un’imprenditrice prima che venisse pubblicato il relativo avviso, 

Tra gli indagati anche l’ex prefetto di Viterbo fino al 27 luglio 2025 Gennaro Capo, poi dirigente del Viminale, in merito ad alcune presunte irregolarità nei bandi per l’accoglienza dei migranti della prefettura di Rieti, ai cui vertici è stato tra il 2021 e il novembre del 2023. Nell’inchiesta risultano indagati anche due funzionari della prefettura reatina e un’imprenditrice, che, sempre secondo gli investigatori, avrebbe percepito retribuzioni mensili tra gli 8 e i 10mila euro

La sesta sezione penale della cassazione, il 29 maggio, ha rigettato il ricorso presentato dall’imprenditrice, una 43enne originaria di Napoli, indagata per malversazione e turbata libertà degli incanti, confermando l’ordinanza del tribunale del riesame di Roma dello scorso 23 febbraio.

Secondo il quadro indiziario validato dagli ermellini, i finanziamenti pubblici erogati dalla prefettura di Rieti non sarebbero stati pienamente utilizzati per le finalità socio-assistenziali previste, ma in parte stornati su conti personali attraverso passaggi di denaro non giustificati da fatture.

A pesare sulla posizione dell’indagata ci sono le dichiarazioni di alcune ex lavoratrici e le intercettazioni telefoniche. Dagli atti emerge il forte sospetto di una “globale intesa collusiva” all’interno delle istituzioni, che avrebbe permesso alla 43enne di conoscere i dettagli del bando Rieti-Viterbo ancor prima della sua pubblicazione ufficiale.

Le attività di ascolto hanno svelato una corsia preferenziale per l’assegnazione dei progetti e per velocizzare i pagamenti, con l’indagata che si vantava apertamente dei propri legami con i vertici della prefettura reatina per blindare gli affidamenti a favore delle sue cooperative, nonostante la carenza di alcuni requisiti fondamentali.

La difesa aveva impugnato i provvedimenti parlando di un sequestro “onnicomprensivo ed esplorativo” sui dispositivi informatici (smartphone, pc, mail e chat Whatsapp), lamentando una violazione della privacy e della riserva di giurisdizione.

I giudici di legittimità hanno però respinto ogni censura: il sequestro della copia forense non è stato affatto indiscriminato. Il pubblico ministero europeo aveva infatti circoscritto l’azione disponendo un perimetro cronologico preciso (dall’ottobre 2022 in poi) e l’utilizzo di specifiche parole chiave per l’estrazione dei soli dati pertinenti ai reati contestati, fissando un termine massimo di 15 giorni per la selezione del materiale.

Con il verdetto della suprema corte, le prove digitali raccolte restano saldamente in mano agli inquirenti. Le indagini proseguono per verificare l’effettiva entità dei fondi distratti e il coinvolgimento di altri soggetti pubblici e privati nella gestione dei flussi finanziari.


– Inchiesta sui bandi per migranti, indagato l’ex prefetto di Viterbo Gennaro Capo


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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