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“La scritta non è storia, ma una precisa scelta politica”

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Paolo Henrici De Angelis

Paolo Henrici De Angelis

 Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – In nome di che cosa ripristinare quella scritta? Del rispetto della “storia”? Ma la storia è proprio la soprintendente che forse conosce, ma non ha capito.

L’hanno dovuta capire a loro spese tanti italiani e, in particolare, un’intera generazione di giovani cresciuta durante il fascismo ed esposta solo a quella propaganda. Si trovarono a confrontarsi con il disastro del fascismo e a ricostruire con fatica, in mezzo alla guerra e all’invasione nazista, il rapporto con le generazioni politiche e intellettuali precedenti al fascismo e con il pensiero democratico, con cui era stata loro negata ogni comunicazione.

Uno di loro era Mariano Buratti, che il suo coraggio e la sua intelligenza li ha pagati con la vita e al quale oggi si dà un calcio in faccia, con la scusa della “storia” e della “tecnica” del restauro.

La soprintendente Eichberg si vede come eroica ribelle contro il “pensiero unico”. Il tentativo di imporre un “pensiero unico” in Italia c’è stato, e proprio a opera del regime per il quale lascia trasparire una forte nostalgia.

Per imporlo, quel pensiero unico, uno dei mezzi fu proprio la fanatica, ossessiva imposizione del proprio “marchio” dovunque, a partire dalle opere pubbliche, anche quelle comunissime, pagate da tutti gli italiani e finanziate anche con la spoliazione degli avversari politici, degli ebrei, dei popoli colonizzati, di chiunque non piacesse al regime.

Di qui il diluvio di simboli, fasci, aquile, motti, scritte in lettere “fasciste” su qualunque cosa, grande o minima, dall’Eur ai tombini delle fogne. Qui forse c’era una premonizione.

La scuola in questione l’avevano dimenticata: nessuna scritta all’inaugurazione. Niente paura: qualche anno dopo, preoccupati che i viterbesi non sapessero chi ringraziare per cotanto dono, hanno aggiunto anche la scritta che oggi viene gabellata tra i caratteri originari dell’opera.

In realtà, come questa storia dimostra, la scritta non ha niente a che fare con l’architettura, senza infamia e certamente senza lode, dell’edificio, che poteva, secondo i suoi autori, farne benissimo a meno.

La scritta era quindi un’aggiunta propagandistica.

Viterbo - Il liceo Mariano Buratti

Viterbo – Il liceo Mariano Buratti


“Testimonianza storica”? Se lo è la scritta, lo è anche la sua rimozione e il ripristino della scuola senza di essa, dopo la guerra. In Italia non si sono ossessivamente distrutti i simboli del regime, come altrove. Ce ne sono ancora tanti. Rimetterli dove non c’erano più, e soprattutto dove ricordano dolore e morte, però, è un’altra cosa.

Ritirare fuori la scritta non è una scelta tecnica, e tanto meno di restauro, ma una precisa scelta politica, operata, a quanto sembra, di nascosto anche all’ente committente; una scelta, di nuovo, propagandistica.

Fa specie che la soprintendente tenga tanto a sottolinearne il carattere “tecnico”, al punto che non è stata discussa con gli organi politici e neanche, secondo quanto scrive, deve esserlo adesso. Le decisioni non sono state prese, dice, ma allora perché la scritta c’è?, e saranno prese in un confronto tra organi “tecnici”, senza l’intervento nemmeno del presidente della provincia, che “è un politico” e deve stare zitto, come devono stare zitti gli studenti e i docenti della scuola, la stampa, le personalità della politica e della cultura locale e nazionale, le associazioni eccetera.

Si lamenta del chiasso inutile, sollevato da gente che non capisce il suo gergo. Noi ci illudiamo di capirlo, il suo gergo, e proprio per questo di chiasso ne faremo il più possibile.

Anpi di Viterbo “Nello Marignoli”
Il presidente
Paolo Henrici De Angelis


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