Viterbo – La soprintendente Margherita Eichberg si dimetta. Dopo la manifestazione di ieri, una riflessione va fatta. Una manifestazione che ha visto centinaia di persone in piazza il 25 di luglio, quando gran parte della città è in ferie.
– Paolo Bianchini: “Mi incateno al cancello del liceo classico perché la scritta Casa del Balilla deve essere cancellata”
Io vengo idealmente dalla scuola di don Lorenzo Milani. Da una scuola che insegna a prendere la parola, a verificare i fatti, a non inchinarsi all’autorità e a chiamare le cose con il loro nome. Con le parole più chiare e nette. E dopo le verifiche dei fatti la conclusione è che la soprintendente Margherita Eichberg è bene che si dimetta, per tutelare i beni culturali della città. Una città dimenticata dalla politica e dalla soprintendente.
Margherita Eichberg
Il caso della scritta “Casa del Balilla” sulla facciata del liceo classico Mariano Buratti è nato da diverse segnalazioni. Tra le tante segnalazioni di degrado della città. Le abbiamo raccolte, siamo andati sul posto, abbiamo guardato l’edificio e cercato di capire che cosa fosse stato realmente fatto.
La conclusione è semplice: quell’intervento è un artefatto che falsifica un pezzo di storia.
Non è stata conservata una scritta chiaramente leggibile. È stata ricreata un’iscrizione ormai scomparsa alla vista, restituendole forma, colore e centralità sulla facciata di una scuola della repubblica. Un’operazione strettamente ideologica e politica, dettata da superficialità culturale e da un profondo mancato rispetto della storia. Da una non conoscenza della storia.
È uno sputo in faccia a Mariano Buratti e a un’intera comunità. Come abbiamo subito detto.
Liceo classico Mariano Buratti – L’edificio il giorno dell’inaugurazione, il 5 maggio del 1937, alla presenza di Renato Ricci fondatore dell’Opera nazionale Balilla
C’è qualcosa di paradossale e perfino di ridicolo nell’idea che i nostri figli debbano andare a scuola nella “Casa del Balilla”. Qui nessuno vuole abbattere un edificio, cancellare una testimonianza o rimuovere una parte autentica e significativa del passato. Ma non si può ricreare una scritta a caso tra le tante possibili, una scritta posticcia, e poi presentare l’operazione come tutela della memoria.
Tanto più che, allo stato delle informazioni disponibili, non sono state mostrate documentazioni iconografiche capaci di provare quale fosse esattamente l’aspetto dell’iscrizione in quella fase storica. Vedremo che studio, dal punto di vista iconografico e sul piano diacronico, è stato fatto dalla soprintendenza.
Vedremo le carte della soprintendenza. Ma già oggi, sul piano filologico e tecnico, l’intervento fa acqua da tutte le parti. Non si comprende in base a quale criterio sia stata scelta proprio quella versione del passato da imprimere nuovamente sull’edificio.
Abbiamo dimostrato che quel palazzo ha avuto molte vite e diverse configurazioni. Non esiste una sola immagine immobile da restaurare, come se il tempo si fosse fermato in un istante del Ventennio. Un istante stabilito dalla soprintendenza.
La storia di quell’edificio comprende anche la cancellazione della scritta, la trasformazione in scuola e l’intitolazione a Mariano Buratti.
Il liceo classico Mariano Buratti con la scritta Gioventù italiana del Littorio
Anche questa è storia. Anzi, è la storia democratica dell’edificio.
Dopo la manifestazione di ieri, voluta dall’Anpi, viene da riflettere su quanto è successo.
Tra gli innumerevoli interventi contro la scritta che mi hanno colpito maggiormente ci sono quelli degli insegnanti del liceo classico e della dirigente scolastica, pesantemente offesi dalla soprintendente Margherita Eichberg. Ci sono poi i professori di storia e filosofia del liceo scientifico e gli ex studenti del Buratti, che si sono sentiti personalmente colpiti da questa vicenda. Poi, ieri, è stato emozionante vedere un cattolico moderato come Aurelio Rizzacasa, già docente ordinario di filosofia morale presso l’università di Perugia, scagliarsi, durante la manifestazione davanti al Buratti, senza edulcorazioni e senza mezzi termini, contro la scritta indegna e offensiva.
Viterbo – Liceo classico – Il Buratti non si tocca – Aurelio Rizzacasa
Non sono reazioni marginali. Sono le voci di chi la scuola la vive, l’ha vissuta o ne comprende il valore civile.
Tutto questo accade mentre la città cade a pezzi. Mentre vengono realizzati interventi che feriscono l’immagine di Viterbo e il suo patrimonio, e la soprintendente Margherita Eichberg sembra dormire sonni tranquilli.
Qui non è più in discussione soltanto una scritta. Sono in discussione la competenza e la supponenza intellettuale con cui questa soprintendenza si muove.
Margherita Eichberg ha dimostrato in questi anni di non essere capace di guidare la soprintendenza. Per questo la invito a dimettersi.
Da oggi inizieremo a documentare sistematicamente i mancati interventi della soprintendenza, le situazioni di degrado ignorate e i danni provocati all’economia del territorio da alcune decisioni assunte.
Per essere chiari, infine, va detto che non si può sputare in faccia a Mariano Buratti senza conseguenze.
Questa operazione rischia anche di danneggiare il valore del liceo classico come scuola. In una lettera, un genitore ha scritto di non voler mandare le proprie figlie nella Casa del Balilla. È un segnale grave, che non può essere liquidato con sufficienza.
Chi indebolisce il liceo classico colpisce i suoi docenti, la sua cultura e la funzione educativa che quella scuola svolge nella città e in Italia.
Il liceo Mariano Buratti non è la Casa del Balilla. È una scuola della repubblica, intitolata a un insegnante, antifascista e partigiano che ha dato la vita per la libertà: Mariano Buratti.
E tale deve restare.
Carlo Galeotti



