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Mafia turca, domiciliari a Nepi per il “braccio destro” del boss Baris Boyun

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Viterbo – (sil.co.) – Mafia turca, Bayram Demir ottiene gli arresti domiciliari a Nepi dopo la riforma della sentenza di primo grado da parte della corte d’assise d’appello di Milano del primo luglio, mentre Caglar Senci è in attesa di lasciare il carcere di Sassari dove si trova detenuto. Sono i due presunti sodali di Nepi e di Tuscania arrestati nell’ambito del maxiblitz che il 22 maggio 2024 ha portato dietro le sbarre il boss 41enne Baris Boyun, all’epoca ai domiciliari sotto scorta a Bagnaia e tuttora detenuto al 41 bis in Italia.


Mafia turca - Il boss Baris Boyun e Bayram Demir

Mafia turca – Il boss Baris Boyun e Bayram Demir


Senci, difeso dall’avvocato Samuele De Santis del foro di Viterbo, che era stato condannato a cinque anni e otto mesi in primo grado per detenzione di armi e associazione per delinquere e assolto da banda armata, si è visto ridurre la pena a 4 anni e 8 mesi di reclusione in secondo grado.

Demir, che è difeso dall’avvocato Giosué Bruno Naso del foro di Roma, condannato in primo grado a sei anni, per associazione per delinquere e detenzione di armi, come gli altri con lo sconto di un terzo dell’abbreviato, è stato condannato in appello anche lui a 4 anni e 8 mesi di reclusione, confermando l’assoluzione da finalità terroristiche ed eversive.

Per Demir, cittadino turco di 34 anni, gravemente invalido, residente a Nepi, ritenuto uno dei fedelissimi di Boyun, sono stati disposti gli arresti domiciliari dalla stessa corte d’assise d’appello. Per Senci, il trentenne che viveva a Tuscania, spetta invece al pubblico ministero fare l’ordine di esecuzione e poi sospenderlo e così farlo uscire dal carcere per poi essere ammesso alla messa alla prova o gli arresti domiciliari. 

Per la corte d’assise d’appello “una comunione di intenti delinquenziali”, il cui cuore pulsante’ degli affari criminali è rimasto in Turchia”, mentre, se si vuole ragionare di “cellula italiana”,  occorre ammettere che detta cellula, con l’arresto di Bans Boyun, “è ormai organismo pressoché neutralizzato nella sua potenzialità criminale, decapitato oltre che decimato con la restrizione dei partecipi, più o meno qualificati quanto a ruolo e contributo concausale”.


Mafia turca - A Viterbo la cattura del boss Baris Boyun

Mafia turca – A Viterbo la cattura del boss Baris Boyun


Secondo la Dda di Milano, la presunta cellula italiana avrebbe promosso e organizzato sul territorio nazionale un’associazione criminale collegata ad altre straniere sparse sul territorio europeo. In Italia, tra Milano, Alba, Asti, Crotone e Vetralla. Parte invece in Germania, Olanda, Francia, Svizzera, Belgio, Croazia, Slovenia, Kosovo e Bulgaria. Tutte collegate tra loro in grado di supportarsi logisticamente soprattutto garantendo armi, uomini e mezzi di ogni tipo. 

Avrebbero inoltre costituito una banda armata organizzata secondo una struttura gerarchica con a capo Baris Boyun, in cui ciascuno componente avrebbe avuto un proprio ruolo e funzione, caratterizzata dalla grande disponibilità di armi comuni da sparo e da guerra, disponendo l’organizzazione di propri fabbricatori, e anche di ordigni micidiali e esplosivi nonché  dall’attività di addestramento all’uso di queste armi.

Le armi sarebbero state indossate quotidianamente dagli associati oppure occultate all’interno delle autovetture in luoghi artigianalmente creati, ovvero interrate nei pressi delle loro dimore in modo da garantire a ciascun appartenente alla banda il loro utilizzo all’occorrenza. 

Con la volontà di condividere un progetto finalizzato al compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo ovvero col proposito di generare panico diffuso nella popolazione in grado di creare disordine alle istituzioni quindi un’organizzazione nuova capace di iniziare una rivoluzione a tutela “delle persone cresciute in strada”, destabilizzanti per lo Stato di cui sarebbero stati espressione gli attentati terroristici avvenuti in Turchia ed a Berlino. 


Mafia turca - Il boss Baris Boyun nelle foto della stampa locale

Mafia turca – Il boss Baris Boyun nelle foto della stampa locale turca


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”


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