Viterbo – È stata fissata per domani, lunedì 6 luglio, alle 13 l’autopsia sul corpo di Antonia Mercante, la donna di 85 anni morta dopo essere stata investita da un’auto in via Mariano Romiti.
Le operazioni peritali si svolgeranno nella sala settoria del cimitero San Lazzaro di Viterbo. L’incarico è stato affidato al dottor Giuseppe Delogu, che dovrà rispondere al quesito formulato dall’autorità giudiziaria e depositare le proprie conclusioni entro 60 giorni.
Antonia Mercante
L’accertamento dovrà chiarire le cause del decesso e fornire ulteriori elementi utili all’inchiesta aperta dalla procura per omicidio stradale.
Il procedimento è seguito dal pm Massimiliano Siddi. L’informativa della polizia locale, intervenuta sul posto per i rilievi e gli accertamenti, è a disposizione del magistrato.
L’uomo alla guida dell’auto che ha urtato Antonia Mercante sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati, anche in vista degli accertamenti tecnici disposti dalla procura.
L’incidente è avvenuto giovedì 2 luglio, intorno alle 12, nel parcheggio di via Mariano Romiti, vicino alla questura e alla stazione di porta Romana.
Dopo l’urto con la macchina, Antonia Mercante è caduta a terra battendo la testa sull’asfalto. Soccorsa dal personale del 118, è stata trasportata in codice rosso all’ospedale Santa Rosa, dove è morta nel tardo pomeriggio nel reparto di rianimazione a causa di un’emorragia cerebrale.
La donna si trovava a Viterbo a casa del figlio Dante Barzotti. Era arrivata da Roma per trascorrere alcuni giorni in tranquillità dopo aver concluso un periodo di riabilitazione e aveva ripreso a uscire per fare delle passeggiate.
La famiglia, attorno alla quale si è stretta la città con numerosi messaggi di cordoglio, attende ora l’esito dell’autopsia e il nullaosta dell’autorità giudiziaria per poter organizzare i funerali, che dovrebbero svolgersi a Viterbo in forma riservata.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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