Milano – (sil.co.) – Mafia turca: né terrorismo, né banda armata e sconti di pena in appello per u sodali del boss Boyun. Rigettato il ricorso della Dda di Milano. Pene ridotte a 4 anni e 8 mesi per i due turchi di Tuscania e Nepi.
Mafia turca – Il boss Baris Boyun e Bayram Demir
Sono stati rigettati gli appelli della pm Bruna Albertini della Dda di Milano. Ieri la sentenza della corte d’assise d’appello per i sedici sodali del boss Baris Boyun condannati il 4 luglio dell’anno scorso con lo sconto di un terzo della pena del rito abbreviato, per i quali la procura antimafia ha presentato ricorso chiedendo la condanna a otto anni di reclusione ciascuno. Sono state invece accolte le impugnazioni degli imputati che hanno appellato, i quali hanno ottenuto una sensibile diminuzione delle pene. In primo grado erano già cadute le aggravati del terrorismo, dell’associazione e della banda armata.
Tra i difensori l’avvocato viterbese Samuele De Santis, che assiste il 30enne turco Caglar Senci, condannato a cinque anni e otto mesi in primo grado, ridotti in secondo grado a 4 anni e 8 mesi, di reclusione, con l’ulteriore sconto di un sesto della pena. La procura, il cui ricorso è stato bocciato, aveva chiesto la condanna anche per detenzione di armi, reato da cui Caglar Senci era stato assolto in primo grado.
“La corte d’assise d’appello – spiega l’avvocato De Santis – ha accolto in pieno le tesi dei difensori. Per coloro che hanno appellato. ha diminuito le pene, mentre per chi non ha appellato c’è stato il beneficio dello sconto di un sesto della pena. Ma soprattutto è stata confermata l’assoluzione nei confronti delle aggravanti di terrorismo e di banda armata e della detenzione di armi nei confronti di Senci. Per questo ci aspettiamo che il medesimo venga liberato quanto prima o comunque messo agli arresti domiciliari. Piena soddisfazione, la corte d’assise ha accolto le richieste dei difensori”.
L’avvocato Samuele De Santis
Davanti alla corte d’assise d’appello di Milano anche due presunti fedelissimi del boss, Gultepe Tolga e Bayram Demir, quest’ultimo di 34 anni, residente a Nepi, anche loro arrestati nel blitz del 22 maggio 2024. Entrambi ritenuti pezzi grossi dell’organizzazione, erano stati condannati rispettivamente a 6 anni e otto mesi e 6 anni di reclusione, con lo sconto di un terzo della pena dell’abbreviato nel processo di primo grado di Milano. In secondo grado, il “nepesino” Demir è stato condannato ieri a 4 anni e 8 mesi di reclusione.
Oltre al viterbese Giorgio Meschini, difeso dall’avvocato Remigio Sicilia e condannato in via definitiva a quattro anni per associazione a delinquere, lo scorso 4 luglio sono stati giudicati con l’abbreviato anche tre turchi,tra cui per l’appunto Caglar Senci, pure loro tra gli arrestati nel “blitz di Bagnaia” del 22 maggio 2024, che avrebbe smantellato la cellula italiana del boss di etnia curda Baris Boyun, le cui attività illecite, tra cui spaccio e traffico di armi, secondo la Dda di Milano avrebbero dovuto finanziare il terrorismo internazionale.
In manette finirono anche le due donne del boss, oltre al viterbese e a sei turchi arrestati tra Vetralla, Montefiascone, Tuscania e Nepi. Tra i diciannove indagati che hanno scelto un rito alternativo, sempre De Santis assiste inoltre l’unico che il 25 marzo dell’anno scorso ha ottenuto di patteggiare una condanna a 4 anni e 7 mesi di reclusione: un albanese di 28 anni, arrestato in flagranza di reato assieme a un turco di 24 anni, sempre il 22 maggio 2024, presso un’area di servizio sulla Cassia a Sutri mentre viaggiavano su una Jeep Compass con targa svizzera, con armi, munizioni e 24,5 grammi di cocaina pronta per lo spaccio. Il 24enne è stato condannato a cinque anni e quattro mesi con l’abbreviato.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”

