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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Arci Viterbo esprime profondo cordoglio per il ragazzo morto ieri nella casa circondariale di Viterbo. Negli istituti penitenziari italiani si continua a morire a volte per suicidio a volte per omicidio.
L’amministrazione penitenziaria emana circolari su circolari cercando di rendere il carcere sempre più chiuso, lontano e impenetrabile inneggiando al problema della sicurezza lasciandosi dietro i percorsi delle singole persone e il senso della pena. Si accettano i numeri del sovraffollamento, si autorizzano letti per terra e ci si preoccupa di dove debbano essere posizionati i frigoriferi per mantenere ordine nelle sezioni. Nel frattempo le persone muoiono, in sezioni chiuse, roventi, vuote, dove è faticoso vivere e dove è faticoso lavorare. Gli operatori penitenziari sono pochi e sempre più appesantiti da adempimenti e burocrazie.
Come Arci Viterbo sosteniamo che l’amministrazione penitenziaria è chiamata a garantire non solo la sicurezza degli istituti, ma anche la tutela della vita, della salute e dei diritti fondamentali delle persone private della libertà personale. Questo principio costituisce un dovere costituzionale e non può essere subordinato ad altre esigenze.
Arci Viterbo
