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Viterbo – Una rissa tra due gruppi di detenuti, scoppiata nella zona passeggio del carcere Nicandro Izzo a Mammagialla, sarebbe all’origine dell’omicidio avvenuto ieri.
La vittima è Mohammed Channoun, nato in Marocco il 5 settembre 1999. Il giovane è morto alle 13,45 di ieri all’interno della casa circondariale viterbese. Aveva 26 anni.
Gli ultimi elementi raccolti dagli investigatori modificano e precisano la prima ricostruzione dell’accaduto. Non si sarebbe trattato dell’aggressione isolata di un detenuto contro un compagno, ma di uno scontro che avrebbe coinvolto complessivamente nove reclusi.
Da una parte ci sarebbe stato un gruppo composto da sei persone, dall’altra una fazione formata da tre detenuti. I due schieramenti si sarebbero affrontati nell’area destinata al passeggio, durante il periodo giornaliero trascorso all’aperto.
Nel corso della rissa sarebbero state utilizzate armi da taglio artigianali. Channoun sarebbe stato raggiunto alla schiena da un solo fendente, risultato mortale. I soccorsi sono stati immediatamente attivati, ma ogni tentativo di salvargli la vita si è rivelato inutile.
Diversi sarebbero al momento gli indagati. Gli inquirenti devono ricostruire il ruolo avuto da ciascuno dei nove detenuti coinvolti e, soprattutto, stabilire chi abbia materialmente impugnato la lama e sferrato il colpo alla schiena della vittima.
Fondamentali saranno i filmati registrati dalle telecamere di sorveglianza presenti nella zona passeggio. Le immagini avrebbero ripreso le diverse fasi dello scontro e sono ora sottoposte a un’attenta analisi per ricostruire la sequenza degli avvenimenti.
I video potrebbero permettere di identificare l’autore del fendente mortale e di accertare il comportamento degli altri partecipanti alla rissa. Dovrà essere chiarito anche se tutti i detenuti abbiano preso parte materialmente allo scontro e quali armi siano state utilizzate.
Restano ancora da individuare le cause che hanno fatto esplodere la violenza. Tra le ipotesi prese in considerazione dagli investigatori c’è quella di un regolamento di conti tra bande rivali presenti all’interno della casa circondariale.
Nei giorni precedenti all’omicidio sarebbe stato registrato un clima di tensione crescente tra gruppi contrapposti. Un’escalation che potrebbe essere sfociata nella rissa avvenuta ieri nell’area passeggio.
Gli accertamenti dovranno quindi verificare se lo scontro sia stato improvviso oppure preceduto da contrasti, minacce o altri episodi avvenuti nel carcere. Resta da chiarire anche come siano state realizzate e nascoste le lame artigianali utilizzate durante la rissa.
Le indagini sono condotte dagli agenti della polizia penitenziaria con il supporto della squadra mobile della questura di Viterbo e sono coordinate dal procuratore capo Mario Palazzi e dal pm Flavio Serracchiani. L’esame dei filmati, le testimonianze e gli accertamenti tecnici dovranno consentire di ricostruire l’intera dinamica e attribuire le singole responsabilità.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
