Viterbo – (sil.co.) – Pestato e rapinato dal branco per avere scambiato foto con una ragazza su Instagram, condannato a 9 mesi di carcere e una provvisionale di 3mila euro per lesioni aggravate l’ex fidanzato contro il quale la vittima si è costituita parte civile con l’avvocato Francesca Bufalini. La violenta aggressione è avvenuta quattro anni fa tra il capolinea del Riello e il Pilastro.
Viterbo – Posto di controllo in località Riello
“Sono stato minacciato di morte, poi preso a calci e pugni al volto”, ha riferito la persona offesa, confermando il movente passionale della “spedizione punitiva”, per una foto inviata via social a una ragazza. L’uomo, che per poco non ha perso un occhio, è stato dimesso con una prognosi di 30 giorni, riportando tra le altre cose anche una frattura del complesso orbitario sinistro.
A processo è finito ò’ex fidanzato dell’amica social, uno dei tre ventenni albanesi che attorno alle tre del pomeriggio di venerdì primo aprile 2022 avrebbero costretto un 52enne di Vignanello a seguirli dal capolinea del Riello al parco del Pilastro, facendogli intendere che era perché avrebbe intrattenuto rapporti su Instagram con una connazionale ex fidanzata di uno di loro, con la quale ci sarebbero state anche delle videochiamate e degli scambi di fotografie, tra cui uno scatto che ritrarrebbe la vittima a torso nudo.
Il 52enne, in seguito al violentissimo pestaggio, è finito al pronto soccorso dell’ospedale Santa Rosa di Viterbo, dove è stato medicato con una prognosi di 30 giorni. Una volta lontano da occhi indiscreti, i tre giovani lo avrebbero scaraventato a terra e rapinato del portafoglio, poi ritrovato dai carabinieri, all’interno del quale, oltre a documenti e carte di credito, ci sarebbero stati anche 600 euro in contanti.
“Prima della rapina, l’ex fidanzato della mia amica albanese mi ha affrontato minacciosamente, facendo riferimento alla foto, una foto mia che avevo inviato per sbaglio e che sapevo averlo irritato già in precedenza”, ha detto la vittima, sprorgendo quyerela per rapina e lesioni.
Il 52enne, dopo la rapina, avrebbe subito chiamato la polizia mentre il terzetto si dava alla fuga verso il quartiere del Pilastro, tornando al capolinea del Riello con l’idea di prendere il primo pullman per tornare a casa, non riuscendo a salire a bordo in quanto privo di mascherina Ffp2.
Una volta giunto al Riello avrebbe raccontato l’accaduto a delle conoscenti, anche loro albanesi, le quali avrebbero avvertito l’ex fidanzato che era ancora lì. Il giovane finito a processo per lesioni sarebbe quindi tornato indietro, minacciandolo di tagliargli la gola e riempiendolo di calci e pugni fino a massacrargli la faccia prima dell’arrivo delle forze dell’ordine.Il 52enne, come detto, ha rischiato di perdere un occhio.
“Sono stato prima minacciato di morte, ne è nata una colluttazione ma io ho avuto subito la peggio, dopo di che sono stato preso a calci e pugni, soprattutto al volto”, ha spiegato l’uomo, tuttora traumatizzato per l’accaduto.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
