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Botte al Riello - Così il 48enne che ha sporto denuncia - Secondo il suo racconto, sarebbe stato aggredito dall'ex di una ragazza conosciuta via social e da due complici

“Io vittima del branco. Minacciato di morte, rapinato e pestato per motivi passionali”

di Silvana Cortignani
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Viterbo – “Io vittima del branco”. Non si sarebbe trattato di una rissa, ma di una rapina seguita da un pestaggio. A sfondo passionale.

Vittima un 48enne di Vignanello che, nel frattempo, si è recato in questura per sporgere denuncia. “Sono stato minacciato di morte, poi preso a calci e pugni al volto”, dice. Tutto per una foto inviata via social a una ragazza. L’uomo, che per poco non ha perso un occhio, ha riportato una prognosi di 30 giorni. Si indaga su un terzetto di ventenni albanesi.

Ci sarebbe un movente di natura passionale dietro la rapina, seguita da una brutale aggressione, messa in atto verso le tre del pomeriggio del primo aprile tra il capolinea del Riello e il vicino parco in fondo al Pilastro da un terzetto di albanesi, alti attorno al metro e 75 e sui 25 anni, che poi si sarebbero dati alla fuga verso il quartiere. 

Uno dei tre, dopo la rapina, sarebbe tornato indietro minacciandolo di tagliargli la gola, quindi avrebbe massacrato di botte e ridotto a una maschera di sangue il volto della vittima, un 48enne di Vignanello, avendo saputo che aveva chiamato la polizia e detto in giro di averlo riconosciuto.


Viterbo - Posto di controllo in località Riello

Viterbo – Posto di controllo in località Riello


A scatenare il far west tra il Pilastro e il Riello sarebbe stata la gelosia per una ragazza albanese, che il 48enne avrebbe conosciuto sui social, con la quale ci sarebbero state anche delle videochiamate e degli scambi di fotografie su Instagram, tra cui uno scatto che ritrarrebbe la vittima a torso nudo. 

Uno scatto giudicato troppo spregiudicato dall’ex fidanzato della giovane che, considerandolo troppo intimo, sarebbe andato su tutte le furie, mettendo in atto con due complici una sorta di spedizione punitiva nei confronti del rivale, intercettato dal terzetto verso le 15 di venerdì all’autostazione del Riello. 

Poco prima del feroce pestaggio, il 48enne sarebbe stato accerchiato dai tre albanesi che lo avrebbero costretto a seguirli al parco in fondo al Pilastro e scaraventato a terra. L’ex fidanzato sarebbe stato a guardare, mentre gli altri due lo avrebbero rapinato del portafoglio contenente documenti, carta di credito, carta del reddito di cittadinanza e la somma di 600 euro in contanti. Il portafoglio è stato ritrovato successivamente dai carabinieri. 

“Prima della rapina, l’ex fidanzato della mia amica albanese mi ha affrontato minacciosamente, facendo riferimento alla foto, una foto mia che avevo inviato per sbaglio e che sapevo averlo irritato già in precedenza”, spiega il 48enne tramite la sua legale, avvocato Francesca Bufalini.

La vittima, dopo avere chiamato la polizia per riferire di essere stato rapinato senza sapere che di lì a breve sarebbe finito in ospedale, avrebbe tentato di prendere un pullman per tornare a Vignanello, non riuscendo a salire a bordo in quanto privo di mascherina Ffp2. Nel frattempo avrebbe raccontato della rapina a un gruppo di ragazze albanesi che conosceva, indicando tra i responsabili l’ex fidanzato dell’amica “social”.

L’ex fidanzato, saputo in tempo reale cosa il rivale stava raccontando, sarebbe piombato nuovamente al capolinea, lo avrebbe affrontato a muso duro e poi lo avrebbe massacrato di botte. “Sono stato prima minacciato di morte, ne è nata una colluttazione ma io ho avuto subito la peggio, dopo di che sono stato preso a calci e pugni, soprattutto al volto”, spiega il 48enne, che ha sporto denuncia-quertela per rapina e lesioni. 

Il 48enne, che per poco non ha perso un occhio, è stato refertato dai sanitari di Belcolle con una prognosi di 30 giorni, riportando tra le altre cose anche una frattura del complesso orbitario sinistro.

Silvana Cortignani


– Rissa tra giovani alla fermata dell’autobus del Riello


Presunzione di innocenza – In caso di querela/denuncia

La querela/denuncia è l’atto, di chi si ritiene persona offesa o pensa di aver rilevato irregolarità, per chiedere l’intervento della magistratura per procedere nei confronti dell’autore di un presunto reato. Si tratta di accuse di parte e tutte da dimostrare, quindi. Chi sporge querela, va sottolineato, può rischiare di incappare in diversi reati tra i quali la calunnia. La denuncia è quindi un atto rilevante da tutti i punti di vista.

Nel sistema penale italiano vige sempre la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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6 aprile, 2022

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