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Su una panchina di viale Trento una scritta: “Benedetta T.V.B. x sempre”…

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Viterbo – (sil.co.) – Sulla panchina di viale Trento dove forse ha fatto l’ultimo brindisi con gli amici lunedì è comparsa una scritta: “Benedetta ♥ T.V.B. x sempre”. Seguita dalla firma di un’amica. 


Viale Trento - La scritta sulla panchina in ricordo di Benedetta Marino (nella foto)

Viale Trento – La scritta sulla panchina in ricordo di Benedetta Marino nel riquadro


È qui che venerdì sera Benedetta Marino avrebbe festeggiato il suo 23esimo compleanno. Con lei anche il compagno quarantenne che, sentito lunedì mattina in procura, avrebbe riferito che verso l’una e mezza di notte la giovane è andata a dormire nell’ex consorzio sulla Teverina, mentre lui è tornato a casa. 

Diversa la versione della comitiva con cui la coppia ha fatto serata. Sette-otto persone che, intervistate da Roberta Spinelli per la Rai, hanno detto di avere accompagnato e lasciato entrambi in via Francesco Baracca, per poi proseguire verso Santa Barbara. 

“Era lì col compagno e lui l’ha lasciata sola”, “Lei si è sentita male e lui non l’ha aiutata”, “Poteva essere salvata. Se lui fosse rimasto lì, forse”, “Lui ha chiamato le forze dell’ordine e poi si è dato”, “Non credo che sia droga”. “Lei è stata lasciata lì, chi c’era se n’è andato”.

Così hanno riferito davanti alle telecamere e detto presumibilmente anche agli inquirenti. Alcuni sarebbero stati sentiti più volte in questura, nell’immediatezza e anche dopo l’interrogatorio del compagno. 


Viterbo - L'ex consorzio sulla Teverina

Viterbo – L’ex consorzio sulla Teverina


Ma ci sarebbe di più. L’uomo con cui, sembra solo da qualche mese, aveva allacciato una relazione, l’avrebbe picchiata: “La menava sempre, la riempiva di botte, aveva sempre gli occhi gonfi. Una storiaccia”. Benedetta avrebbe avuto paura: “Ogni tanto mi teneva la mano, me la stringeva, mi diceva: non te ne andare, rimani con me”.

Di lui si sa che avrebbe una quarantina d’anni, di Viterbo, con diversi precedenti. È che, interrogato dalla pm Paola Conti, avrebbe per l’appunto detto di non avere soccorso Benedetta perché lui all’ex consorzio non c’era. La notte tra venerdì 7 e sabato 8 agosto, lui sarebbe andato a dormire nel suo letto. Non è chiaro se sia stato lui a dare l’allarme, la mattina successiva, dicendo di non riuscire a contattare la 23enne e facendo ritrovare il cadavere.



Viterbo – Il caso Benedetta Marino a La vita in diretta


La 23enne, i cui funerali si sono tenuti martedì alla Quercia, era madre di un bambino di appena quattro anni e apparteneva a una famiglia molto conosciuta, benvoluta e stimata a Viterbo.

Tra i dettagli decisivi, che si spera possano essere chiariti dall’autopsia, oltre alle cause anche l’ora della morte. L’esame, comprensivo di accertamenti tossicologici, è stato eseguito a Viterbo dal medico legale Anna Maria Manta della Sapienza di Roma, nominata consulente dalla procura che coordina le indagini della squadra mobile. Per le conclusioni bisognerà attendere il prossimo autunno. 

Per fare piena luce sulla tragedia, la procura ha aperto un’indagine contro ignoti per morte come conseguenza di un altro delitto e cessione di stupefacenti. 

I funerali di Benedetta Marino


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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