Viterbo – È stato assolto ieri dal collegio il 39enne affetto da alcolismo cronico denunciato per maltrattamenti aggravati in famiglia e lesioni, il 3 settembre dell’anno scorso, dalla madre e dai due fratelli che, non riuscendo a contenere la sua aggressività né a convincerlo a curarsi, sono stati costretti ad andarsene di casa per evitare il peggio. Per andare a bere, era arrivato a minacciare la mamma con un coltello.
Violenza
Minacce col coltello alla madre. A fine agosto 2025 l’episodio clou, quando ha minacciato la madre in cucina, puntandole un grosso coltello mentre le diceva: “Posso anche tagliarti la gola, ma non lo faccio”. Pochi giorni prima, invece, aveva chiuso i familiari a chiave in casa, tornando liberarli dopo una ventina di minuti, per vendicarsi di quando lo facevano loro per evitare che andasse a ubriacarsi al bar: “Così provate quello che provo io”.
In comunità dopo la denuncia. Madre e fratelli, non sapendo più cosa fare, hanno fatto i bagagli e lo hanno denunciato, dopo di che il 39enne è stato allontanato e a dicembre ha accettato di affrontare un percorso di disintossicazione, entrando prima di Natale in una struttura terapeutica del Lazio, dove starebbe riuscendo a liberarsi della dipendenza dall’alcol e avrebbe intrapreso un’attività lavorativa.
Familiari segregati per ritorsione. A processo col giudizio immediato è finito per lesioni e maltrattamenti in famiglia, reato di cui lo stesso pm Michele Adragna, in seguito all’istruttoria non ha ravvisato gli estremi, chiedendo l’assoluzione. Per l’accusa e il difensore Luca Ragonesi, rinchiudere i familiari a casa sarebbe stato solo un gesto dimostrativo, una ritorsione durata pochi minuti per spiegare loro il disagio provato quando tentavano di obbligarlo a stare lontano dall’alcol.
Chiesti 4 mesi per minacce alla mamma. Il pm ha quindi riqualificato in minaccia aggravata dall’uso di arma bianca l’aggressione col coltello alla madre, che nel frattempo ha rimesso la querela, chiedendo una condanna a quattro mesi di reclusione. Il collegio presieduto dal giudice Jacopo Rocchi, dopo una breve camera di consiglio ha assolto l’imputato dall’accusa di maltrattamenti perché il fatto non sussite e anche da quella di minaccia aggravata per la tenuità del fatto. Decisiva la testimonianza della mamma.
Stop all’allontanamento. I giudici, contestualmente, hanno revocato anche la misura dell’allontanamento, in seguito alla quale gli erano stati concessi, lo scorso mese di giugno, colloqui solo telefonici con la madre, che aveva espresso tranite la difesa il desiderio di parlare col figlio.
La denuncia non è stata inutile. “Entrare in comunità è stata la svolta – ha spiegato lo stesso imputato in auka – se l’avessi fatto prima, ora avrei già completato il percorso. Ero preda dell’alcol da 4-5 anni, poi l’anno scorso è arrivato il brutto colpo della morte del mio patrigno e sono andato sempre più giù. Ero completamente sfiduciato, invece ho trovato delle persone meravigliose. Prima, una volta tornato sobrio, chiedevo scusa, ma non facevo nulla di concreto per cambiare, finendo in condizioni pietose. ora ne sto uscendo”.
Silvana Cortignani
Articoli: Ubriaco minaccia di morte madre e fratelli – Picchia e minaccia di morte la madre e due fratelli costringendoli a scappare da casa
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
