Viterbo – La scritta ricreata non c’è più. Sulla facciata del liceo classico Mariano Buratti è stata smantellata la scritta posticcia “Casa del Balilla” realizzata nei mesi scorsi sull’intonaco nuovo. La coloritura rossa è stata completamente rimossa ed è stata riportata alla luce la scritta “Casa del Balilla” sottostante. Una scritta che ora appare come scalpellata.
È quanto emerge dalle prime e uniche immagini che abbiamo della vera scritta “Casa del Balilla” e dalle informazioni raccolte sullo stato dei lavori, che continuano.
Liceo classico Mariano Buratti – La vera scritta Casa del Balilla come è in questo momento
Si annunciano intanto tempi non brevissimi per lo smantellamento delle impalcature. Potrebbero servire ancora alcune settimane, mentre la soprintendente Margherita Eichberg, con la consueta efficienza, starebbe preparando una relazione specialistica. Sono state, infatti, avviate indagini tecniche sulla superficie.
Come dire: prima si è intervenuti e si è deciso, adesso si studia. Cosa mai vista.
Ed è proprio questo il punto che chiama direttamente in causa Eichberg e il metodo seguito dalla soprintendenza.
Gli approfondimenti che vengono effettuati oggi sono quelli che ci si sarebbe aspettati di trovare già pronti prima di decidere di riportare in evidenza e ridipingere una scritta fascista sulla facciata di un edificio tutelato e sede del liceo intitolato al partigiano Mariano Buratti.
Liceo classico Mariano Buratti – Dietro i teloni dell’impalcatura si intravede la scritta rifatta “Casa del Balilla” ed ora smantellata
Se esistevano studi diacronici, stratigrafici, materici e storico-documentali adeguati, la soprintendenza avrebbe dovuto averli già a disposizione ed essere in grado di produrli subito. Se invece occorre farli adesso per stabilire la datazione della scritta, la successione degli intonaci, i colori e persino l’ordine cronologico delle diverse iscrizioni, la domanda diventa inevitabile: sulla base di quali studi adeguati Eichberg ha consentito che “Casa del Balilla” venisse ridipinta?
Ora si sta facendo quello che sarebbe stato logico fare prima. Quanta incompetenza metodologica e logica.
La scritta sottostante è stata riportata alla luce e la superficie viene trattata come una superficie decorata dell’architettura. Sono in corso indagini stratigrafiche, analisi dei diversi intonaci. La provincia ha inoltre coinvolto il professor Ulderico Santamaria per gli approfondimenti scientifici sul piano dei materiali. E si cerca finalmente di ricostruire la successione delle diverse scritte.
Liceo classico Mariano Buratti – La scritta Casa del Balilla come è ora
La questione è tutt’altro che semplice.
Esiste documentazione fotografica storica relativa a una precedente iscrizione “Opera Balilla”. Successivamente compare la Gil, la Gioventù italiana del littorio, che storicamente viene dopo l’Opera nazionale Balilla. Di questa iscrizione sarebbero stati individuati anche elementi materiali riconducibili alle lettere in rilievo. Per gran parte della sua storia il palazzo è stato senza insegna. Poi c’è “Casa del Balilla”, la scritta al centro della polemica.
Ed è proprio sulla successione delle iscrizioni che rimangono problemi da risolvere. Storicamente la Gil dovrebbe essere successiva alla Casa del Balilla. Dalle osservazioni sulla superficie, invece, “Casa del Balilla” sembrerebbe poter appartenere a una delle ultime lavorazioni.
Liceo classico Mariano Buratti – L’edificio il giorno dell’inaugurazione, il 5 maggio del 1937, alla presenza di Renato Ricci fondatore dell’Opera nazionale Balilla
Una discordanza tra successione storica e stratigrafia materiale che deve essere ancora spiegata. E infatti viene studiata adesso.
Della più antica iscrizione documentata fotograficamente “Opera Balilla” non sarebbero state finora individuate tracce materiali certe sotto l’intonachino esaminato. Bisogna quindi capire se quella superficie sia stata rimossa successivamente, se le diverse scritte abbiano interessato strati differenti e quale sia stata realmente la successione degli interventi sulla facciata.
Tutte questioni che rendono ancora più grave il problema iniziale.
Se oggi non è ancora possibile stabilire con certezza la successione delle scritte, perché una di quelle scritte è stata ricreata prima di completare gli studi necessari?
Anche la questione del colore è significativa.
La scritta era stata ridipinta sulla base del colore individuato durante i lavori, partendo da un rosso ritrovato e sbiadito dal tempo. Ma è comunque arbitrario capire il tono di rosso. E quel rosso oggi non c’è più. Cancellato.
Liceo classico Mariano Buratti – Dietro i teloni dell’impalcatura si intravede la scritta rifatta “Casa del Balilla” ed ora smantellata
La scritta colorata è stata completamente rimossa. La scritta posticcia è stata smantellata ed è stata recuperata quella sottostante: “Casa del Balilla” che, come detto, appare come scalpellata dalle foto. Questa è la scritta reale ritrovata.
Come dire: l’artefatto, fatto dipingere dalla soprintendenza, è stato tolto. Segno che qualcuno ha sbagliato.
Anche qui la domanda è elementare. Se il colore utilizzato era stato determinato scientificamente, perché è stato eliminato? Se invece non era stato determinato con sufficiente certezza, perché è stato applicato?
L’intervento specifico sulla scritta, peraltro, non risulta essere stato previsto originariamente come autonomo intervento di restauro. Si stava eseguendo una manutenzione straordinaria della facciata e durante i lavori è emersa l’iscrizione. Da lì si è arrivati alla decisione della soprintendenza di ridipingerla. Come dire, una scelta fatta più o meno a caso e per caso. Senza un minimo di studio storico-iconografico adeguato.
Ed è proprio questo il passaggio che avrebbe richiesto di fermarsi.
Una volta trovata la scritta, si sarebbe dovuto acquisire il dato, documentarlo, studiarlo e conservarlo. Stabilire la successione delle iscrizioni, analizzare gli strati, individuare con certezza i colori e ricostruire la storia della facciata. Poi, eventualmente, decidere che cosa fare.
Liceo classico Mariano Buratti – L’edificio con la scritta Opera Balilla
Non ridipingere prima e studiare dopo. Come ha deciso Eichberg.
Tanto più che si interveniva su un edificio dalla storia particolarmente delicata. Un edificio dedicato a un partigiano. La sede del liceo Buratti rischiava di trasformarsi, attraverso la preminenza visiva di quella scritta “Casa del Balilla”, nel simbolo di una sola fase della propria storia: quella fascista.
E il problema era stato anche segnalato. Secondo quanto ci è stato riferito, prima dello smontaggio delle impalcature era stata richiamata l’attenzione della soprintendenza, e non solo, sul rischio che una scritta di quel genere potesse provocare reazioni, polemiche e persino atti vandalici, mettendo a rischio lo stesso lavoro eseguito sulla facciata.
La prudenza, insomma, sarebbe stata consigliabile non soltanto sul piano storico e scientifico.
Oggi si starebbero valutando diverse soluzioni, compresa quella di conservare fisicamente la scritta originale proteggendola e ricoprendola con sistemi reversibili. La testimonianza rimarrebbe così conservata senza essere necessariamente esposta. Come spesso accade. Come per esempio è accaduto a piazza del Comune, dove sono stati trovati reperti che sono stati studiati e poi ricoperti. Per mantenere la funzionalità della piazza.
Ma intanto il primo intervento è già stato cancellato. La scritta rossa ricreata e falsa è stata smantellata. Non c’è più.
Al suo posto rimane la scritta sottostante autentica. Ed è proprio adesso che vengono svolte le analisi scientifiche necessarie per capire esattamente che cosa sia, quando sia stata realizzata, quale fosse il colore e quale posto occupi nella successione delle iscrizioni del palazzo.
Ed è qui che la responsabilità della soprintendente Eichberg diventa difficile da eludere.
Il liceo classico Mariano Buratti con la scritta Gioventù italiana del Littorio
Delle due l’una. O questi studi esistevano già prima e allora dovevano essere prodotti subito. Oppure non esistevano e allora si è intervenuti sulla scritta senza avere prima quel quadro diacronico, stratigrafico, storico e scientifico che oggi, evidentemente, si ritiene necessario.
Prima si è ridipinta la scritta. Poi è scoppiata la polemica a livello nazionale. Poi la scritta ricreata è stata smantellata. E adesso si fanno gli studi. Una prova di totale inesistenza di un metodo. Di una totale confusione. Di un modo di operare sciatto e del tutto irrazionale. Non basato su conoscenze. Tutto fatto a caso e per caso.
Per un organo dello stato profumatamente pagato e preposto proprio alla tutela, la successione avrebbe dovuto essere esattamente l’opposto.
Margherita Eichberg
Insomma, quello della soprintendente Eichberg e della sua équipe è un intervento che, per quanto emerge finora, appare trasandato, approssimativo e privo del necessario rigore tecnico e scientifico.
Tutto incredibile.
E dire che la stessa Eichberg ha dato degli ignoranti ai docenti del liceo classico che avevano contestato l’intervento.
Forse, prima di dare lezioni agli altri, sarebbe stato opportuno studiare. Ma prima di intervenire. Viene da domandarsi: in che mani abbiamo messo i nostri beni culturali?
Carlo Galeotti







