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Viterbo –
La procura ha chiesto ieri otto anni di carcere per il padre accusato di avere abusato della figlioletta per quattro anni. Il genitore, a giudizio col rito abbreviato davanti al gip Daniela Rispoli, è stato già denunciato e condannato per condotte analoghe ai danni di un’altra bambina, appartenente alla cerchia familiare.
Presunta vittima una bambina che, secondo l’accusa, sarebbe stata costretta ad avere rapporti completi per quattro anni quando, all’epoca, aveva tra i 5 e i 9 anni di età. I fatti sarebbero avvenuti tra il 2014 e il 2018.
Imputato di violenza sessuale pluriaggravata un italiano residente in un centro della provincia, che sarà giudicato col rito abbreviato, chiesto dal difensore Domenico Gorziglia. Dopo la richiesta di condanna a otto anni di reclusione da parte dell’accusa e le conclusioni dei legali della parti, il giudice ha rinviato per repliche e camera di consiglio.
La figlia, in seguito alla denuncia, è stata allontanata e attualmente vive in casa famiglia. Oggi ha diciassette anni ed è tuttora assistita dal centro antiviolenza Demetra, gestito dall’aps Ponte Donna, che ha accolto la giovane in collaborazione con i servizi sociali del distretto socio sanitario Vt4 con i quali collabora, fornendole ascolto, sostegno e consulenza legale specializzata. Per lei si è costituita ieri parte civile l’avvocato Dominga Martines.
Parte civile, oltre alla persona offesa, anche l’associazione nazionale antipedofilia “La Caramella Buona”, presieduta da Roberto Mirabile e rappresentata in giudizio dall’avvocato Sara Polito.
Silvana Cortignani
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
