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Detenuto impiccato in cella: “I familiari di Andrea Di Nino si aspettano la verità”

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Viterbo – (sil.co.) – “I familiari di Andrea Di Nino si aspettano la verità”, dice l’avvocato di parte civile Nicola Trisciuoglio mentre entra in una fase cruciale il lungo iter giudiziario legato al decesso del 36enne romano Andrea Di Nino, il detenuto trovato impiccato il 21 maggio 2018 all’interno di una cella di isolamento del carcere Nicandro Izzo di Viterbo. 


Il carcere di Viterbo - Nel riquadro Andrea Di Nino

Il carcere di Viterbo – Nel riquadro Andrea Di Nino


Mercoledì, davanti al giudiceJacopo Rocchi, è entrato nel vivo il processo per omicidio colposo a carico di due medici e di un penitenziario, mentre il prossimo mese di dicembre approderà davanti al gip l’opposizione dei familiari alla richiesta di archiviazione e dell’inchiesta bis per omicidio volontario preterintenzionale. 

Nel corso dell’udienza del 30 settembre, dedicata all’escussione do tre testimoni della procura, l’istruttoria ha approfondito i profili legati all’isolamento cautelare a cui Di Nino fu sottoposto a seguito di una lite tra detenuti avvenuta il 14 maggio. Un poliziotto della squadra mobile ha evidenziato come il protocollo per la prevenzione del rischio suicidario all’epoca dei fatti risultasse ancora allo stadio di bozza, essendo stato formalmente approvato soltanto in epoca successiva.

Un carabiniere del Nas e un penitenziario hanno invece ricostruito le fasi cruciali di quel 21 maggio 2018.Il dofensore di parte civile Nicola Trisciuoglio evidenzia come sia emerso che “nell’immediatezza dell’isolamento, non risultava un provvedimento scritto del direttore dell’istituto”, il quale, assente dal carcere, sarebbe stato “previamente contattato telefonicamente prima di ratificare la misura solo in un secondo momento”.


Caso Andrea Di Nino - L'avvocato Nicola Trisciuoglio

Caso Andrea Di Nino – L’avvocato Nicola Trisciuoglio


“Particolarmente delicato il quadro sanitario – sottolinea Trisciuoglio – dalla documentazione sono emersi pregressi episodi di autolesionismo e l’indicazione della necessità di sottoporre Di Nino ad un regime di grandissima sorveglianza, a cui però «non sarebbe seguito uno specifico ordine di servizio”.

“Anche sul fronte delle visite mediche sono affiorate significative lacune – dice il legale – a fronte di un ordine di servizio del 2010 che prevedeva una visita quotidiana per i detenuti in isolamento, i registri hanno tracciato accessi medici limitati solo ai giorni 15, 17 e 21 maggio, con un’ultima visita «della durata di pochi minuti”.

A complicare il quadro, la presenza di “criticità nella comunicazione tra area sanitaria ed area amministrativa” e “una sovrapposizione delle schede sanitarie che poteva rendere meno immediatamente percepibile la precedente storia clinica del detenuto”.

In attesa della prossima udienza del processo per omicidio colposo, l’avvocato Triscuoglio ribadisce come “resta tuttavia centrale il passaggio di dicembre davanti al gip per valutare le ipotesi di reato più gravi. La ricerca della verità giudiziaria continua, senza clamore ma senza arretramenti, con immutata fermezza, rigore e rispetto delle istituzioni”.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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