Viterbo – Fascio littorio, fumogeni e canti fascisti. Il caso di piazzale Gramsci è arrivato sulle pagine di Ansa, Open e Repubblica, mentre la Digos svolge accertamenti e si moltiplicano le richieste di chiarimento.
Il raduno si è svolto la sera del 28 ottobre, anniversario della marcia su Roma. Sullo striscione, accanto alla scritta “Noi marciamo ancora!”, era raffigurato un fascio littorio. Durante l’iniziativa sono stati accesi fumogeni e intonati canti fascisti. Secondo le prime ricostruzioni, potrebbe essersi trattato di un flash mob. Stando a quanto risulta, la manifestazione non sarebbe stata preceduta dal preavviso al questore. Alcuni passanti avrebbero riferito di aver visto saluti romani. Lo striscione poi è stato collocato su quello già esistente con su scritto “Remigrazione” e poi fatto celermente sparire.
A piazzale Gramsci si manifestazione per celebrare la marcia su Roma
La notizia ha oltrepassato i confini locali. L’Ansa ha ripreso le reazioni del Pd viterbese. Open ha ripreso da Tusciaweb la notizia e il video del raduno, mentre la Repubblica Roma ha ricostruito la manifestazione.
Le prime reazioni erano già arrivate dal Pd locale, dal vicepresidente del consiglio regionale Enrico Panunzi e da diverse forze politiche e associazioni. In consiglio comunale, il capogruppo Pd Alvaro Ricci aveva presentato un’interrogazione urgente. La sindaca Chiara Frontini aveva dichiarato che il Comune non era stato informato e che la Digos stava svolgendo accertamenti, esprimendo una condanna per chi professa “apologie di tempi passati”. Alle richieste di chiarimento si erano unite Anpi, Arci, Sinistra Italiana, Sinistra Ecologista, Rifondazione comunista, l’associazione Luigi Petroselli e Massimo Erbetti.
Tra le nuove reazioni, quella dei Giovani democratici di Viterbo, che chiedono al prefetto Sergio Pomponio di intervenire e verificare se i fatti rientrino nell’ambito della legge Scelba. “Scegliere il 28 ottobre per dire ‘noi marciamo ancora!’ significa rivendicare una continuità con la violenza squadrista che aprì la strada alla dittatura. Questo è neofascismo, esibito pubblicamente e senza alcun timore, in un luogo frequentato ogni giorno da cittadini viterbesi”, scrivono.
I Giovani democratici collegano l’episodio alla vicenda dello striscione sulla “Remigrazione” e sostengono che la sua permanenza avrebbe incoraggiato il gruppo a spingersi oltre. Denunciano anche una disparità di trattamento: “Mentre bandiere della Palestina e striscioni come ‘A scuola nessuno è straniero’ vengono rimossi in fretta, a piazzale Gramsci un gruppo di estrema destra sembra poter fare ciò che vuole”. E concludono: “Viterbo è una città antifascista, fondata sui valori della Costituzione. La nostra città non può diventare una zona franca per il neofascismo”.
Anche Arcigay Viterbo, insieme a Peter Boom Aps, richiama la memoria storica della città e ricorda i bombardamenti del 1944, con 1.017 vittime e 600 edifici distrutti, e gli ebrei rinchiusi nelle carceri di Santa Maria in Gradi, undici dei quali furono deportati senza fare ritorno. “Viterbo sa bene dove portò quella marcia”, scrive l’associazione. E aggiunge: “Celebrare oggi la Marcia su Roma significa rivendicare, proprio in una città che ne ha ben conosciuto le conseguenze, l’origine politica di una delle pagine più tragiche della sua storia”. La presa di posizione è pubblicata da Arcigay.
A piazzale Gramsci si manifestazione per celebrare la marcia su Roma
Arcigay e Peter Boom Aps chiedono alle autorità di accertare eventuali violazioni e sollecitano il Comune a chiarire perché l’ordinanza del 15 giugno per rimuovere lo striscione “Remigrazione” sia ancora ineseguita. “La richiesta di ulteriori pareri alla Prefettura non può bastare a spiegare perché un provvedimento già adottato sia rimasto ineseguito. È una contraddizione che l’amministrazione deve chiarire, senza trasformare la necessaria prudenza giuridica in un rinvio indefinito delle proprie doverose responsabilità”.
La senatrice Pd Cecilia D’Elia, eletta nel Lazio, definisce “grave e intollerabile” quanto accaduto. Richiama lo striscione, il fascio littorio, i cori, i saluti romani e il lancio di petardi. “Riteniamo assolutamente urgente che le autorità di pubblica sicurezza e il prefetto intervengano, facendo luce sulla commemorazione della Marcia e individuando e perseguendo i responsabili. La ricostituzione del partito fascista in Italia è un reato perseguibile, così come l’apologia del fascismo”. D’Elia annuncia quindi: “Sull’intera vicenda presenterò un’interrogazione parlamentare”.
Un’interrogazione al ministro dell’Interno era già stata annunciata dai deputati M5S Ilaria Fontana e Alfonso Colucci, dopo la segnalazione del coordinatore provinciale Massimo Erbetti. I parlamentari chiedono chiarimenti sull’organizzazione del raduno, sul preavviso al questore, sui controlli svolti e sull’eventuale rilevanza penale dei fatti.
Articoli: Canti fascisti, fumogeni e fascio littorio per celebrare la marcia su Roma: paura a piazzale Gramsci di Carlo Galeotti – Articoli: Enrico Panunzi (vicepresidente consiglio regionale): “Condanna ferma di un gesto che offende la memoria del nostro Paese” – Manifestazione fascista a piazzale Gramsci, presentata un’interrogazione parlamentare – Chiara Frontini: “Condanna senza appello per chi professa apologie di tempi passati” – Le prese di posizione di mondo politico e associazioni: “Inaccettabile la marcia fascista di ieri sera, un oltraggio alla Costituzione” – Anpi: “Inaccettabile assistere a manifestazioni che costituiscono una palese apologia del fascismo…” – Canti fascisti, fumogeni e fascio littorio a piazzale Gramsci, indaga la Digos – Massimo Erbetti (M5s): “Il fascismo va rispedito da dove non avrebbe mai dovuto uscire: nella pattumiera della storia” – Alessandra Troncarelli e Manuela Benedetti (Circolo Pd): “Cori fascisti a piazzale Gramsci, una provocazione inaccettabile e uno sfregio alla memoria democratica e alla storia della nostra città” – Arci Comitato provinciale Viterbo:“Fuori i fascisti da Viterbo” – Sinistra Italiana Viterbo: “Viterbo è una città democratica e antifascista, è inaccettabile”
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

