Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Quanto accaduto a Viterbo è semplicemente vergognoso e inaccettabile. Vedere persone celebrare la Marcia su Roma, esibire il fascio littorio e rivendicare con uno striscione che “Noi marciamo ancora” è un insulto alla nostra democrazia, alla memoria delle vittime del fascismo e ai valori su cui si fonda la Repubblica.
Ancora più grave è che tutto questo sia avvenuto proprio in piazzale Gramsci, intitolato a un uomo che il fascismo ha perseguitato e imprigionato. Uno sfregio alla memoria democratica del nostro Paese.
Non possiamo accettare che nel 2026 si torni a celebrare pubblicamente una dittatura che ha cancellato libertà, perseguitato oppositori e promulgato le leggi razziali. E non possiamo permettere che episodi del genere vengano normalizzati o liquidati come semplici manifestazioni di opinione.
Immediatamente dopo la segnalazione del coordinatore provinciale del Movimento 5 Stelle di Viterbo, Massimo Erbetti, i deputati Ilaria Fontana e Alfonso Colucci hanno ritenuto un preciso dovere civico e istituzionale portare quanto accaduto all’attenzione del Parlamento, attraverso un’interrogazione al ministro dell’Interno.
Un atto con cui si chiede di chiarire chi abbia organizzato la manifestazione, se fosse stata regolarmente preavvisata, quali controlli siano stati effettuati e se siano emerse condotte penalmente rilevanti.
Il fascismo non è un’opinione come un’altra. È la negazione dei principi su cui si regge la nostra Costituzione.
Dal governo pretendiamo risposte chiare e atti concreti. Su questo non possono esserci silenzi, ambiguità o indulgenze. La democrazia si difende ogni giorno, soprattutto quando qualcuno torna a rivendicare apertamente ciò che l’ha distrutta.
E chi ricopre responsabilità istituzionali ha il dovere di difendere i valori antifascisti della nostra Repubblica, senza esitazioni e senza distinguo.
Ilaria Fontana
Deputata Movimento 5 Stelle
Alfonso Colucci
Deputato Movimento 5 Stelle
Massimo Erbetti
Coordinatore provinciale Movimento 5 Stelle Viterbo
L’interrogazione parlamentare
Al Ministro dell’Interno — Per sapere — premesso che:
la sera del 28 ottobre 2026, a Viterbo, in piazzale Gramsci, si è svolta una manifestazione celebrativa della marcia su Roma e del conseguente avvento del fascismo, documentata da immagini e filmati diffusi dagli organi di informazione;
i manifestanti hanno mostrato uno striscione recante la scritta «Noi marciamo ancora», accompagnata dal simbolo del fascio littorio; nel corso dell’iniziativa, secondo quanto riportato dagli organi di informazione, sono stati inoltre intonati cori fascisti e accesi fumogeni;
la manifestazione si sarebbe svolta nei pressi della sede dell’associazione denominata «La Fortezza», che avrebbe successivamente pubblicato sui propri canali social un’immagine dei partecipanti con i volti oscurati; secondo le medesime ricostruzioni giornalistiche, lo striscione utilizzato durante l’iniziativa sarebbe stato successivamente collocato sulla facciata dell’edificio;
la stessa associazione era già stata al centro di polemiche e iniziative amministrative per l’esposizione, sul medesimo immobile, della scritta «Remigrazione», rispetto alla quale risulterebbe adottata dal Comune di Viterbo l’ordinanza dirigenziale n. 409 del 15 giugno 2026, volta alla rimozione dell’installazione, cui avrebbe fatto seguito una diffida presentata da cittadini per la mancata esecuzione del provvedimento;
secondo le notizie pubblicate, sui fatti del 28 ottobre sarebbero in corso accertamenti da parte della Digos della Questura di Viterbo;
assume particolare gravità anche il luogo scelto per la manifestazione, una piazza intitolata ad Antonio Gramsci, intellettuale, parlamentare e antifascista, perseguitato e incarcerato dal regime, la cui figura rappresenta uno dei simboli della lotta per la libertà e la democrazia;
la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista, mentre la legge 20 giugno 1952, n. 645, e il decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, prevedono specifiche disposizioni volte a contrastare le condotte riconducibili alla riorganizzazione del partito fascista e le manifestazioni discriminatorie, nei limiti e secondo i presupposti stabiliti dalla normativa e dalla giurisprudenza;
tale episodio, per la data prescelta, per i simboli esibiti e per il contenuto esplicito del messaggio veicolato, richiama direttamente una delle pagine più drammatiche della storia nazionale, segnata dall’avvento della dittatura fascista, dalla soppressione delle libertà democratiche, dalla persecuzione degli oppositori politici, dall’introduzione delle leggi razziali e dalla negazione dei diritti fondamentali;
la Marcia su Roma non appare un evento suscettibile di essere celebrato, in particolare quando si accompagna a messaggi che rivendicano la sua continuità, in aperto contrasto con la Costituzione repubblicana, scaturita dall’antifascismo;
ad avviso dei firmatari non può sottovalutarsi la gravità di quanto occorso unitamente alla necessità di affrontare il fatto senza ambiguità, in quanto incompatibile con i principi fondanti della Repubblica e per il fatto che la libertà di manifestazione del pensiero e di riunione, costituzionalmente garantita, non può essere invocata per sottrarre alla valutazione delle autorità competenti condotte che possano integrare fattispecie penalmente rilevanti, anche alla luce del contesto, delle modalità concrete e delle finalità delle manifestazioni;
si chiede di sapere:
1. se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti verificatisi a Viterbo il 28 ottobre 2026 e quali elementi risultino acquisiti dalle autorità di pubblica sicurezza in merito allo svolgimento della manifestazione, al numero dei partecipanti e ai soggetti promotori;
2. se la manifestazione fosse stata oggetto di regolare preavviso alle autorità competenti, ai sensi dell’articolo 18 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, e quali misure di prevenzione e vigilanza siano state eventualmente predisposte;
3. se, nel rispetto delle competenze dell’autorità giudiziaria, siano stati trasmessi elementi alla Procura della Repubblica competente per la valutazione di eventuali condotte penalmente rilevanti, anche con riferimento alla legge n. 645 del 1952 e alla normativa in materia di contrasto alla discriminazione e all’odio razziale;
4. quali elementi siano a conoscenza del Ministero circa le attività dell’associazione «La Fortezza» e se siano state effettuate valutazioni, da parte delle autorità competenti, in ordine a eventuali collegamenti con organizzazioni o ambienti di matrice neofascista;
5. quali iniziative, nell’ambito delle proprie competenze, il Ministro intenda promuovere per prevenire il ripetersi di manifestazioni pubbliche che possano configurare forme di apologia del fascismo o di riorganizzazione del disciolto partito fascista, assicurando il pieno rispetto dei principi costituzionali e delle libertà fondamentali.
Ilaria Fontana
Alfonso Colucci
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