- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

“Quando un magistrato fa il suo dovere, a Palermo lo ferma il tritolo, a Milano altri magistrati”

Condividi la notizia:

Viterbo – È un Antonio Di Pietro travolgente quello accolto ieri sera ai Pirati della Bellezza da un pubblico numeroso e caloroso, nell’auditorium della Fondazione Carivit.

A intervistarlo sono stati il giornalista Daniele Camilli e Carlo Galeotti, direttore del festival e di Tusciaweb.


 – Unitus – Pirati della Bellezza – La forza della parola: alla grande scrittrice Margaret Mazzantini la laurea honoris causa in filologia moderna


Di Pietro è stato uno dei magistrati simbolo di Mani pulite. Da sostituto procuratore a Milano ha partecipato alle inchieste sulla corruzione che nei primi anni Novanta travolsero la prima repubblica e modificarono in profondità il quadro politico italiano.

Antonio Di Pietro

Antonio Di Pietro


 – Il programma dei Pirati della bellezza 2026


Dopo l’uscita dalla magistratura, nell’aprile 1995, è entrato in politica. Nel 1996 è stato ministro dei Lavori pubblici nel governo Prodi, nel 1998 ha fondato l’Italia dei Valori e, tra il 2006 e il 2008, è stato ministro delle Infrastrutture nel secondo governo Prodi. Nel 2014 ha lasciato il partito e gli incarichi politici.

Il punto di partenza dell’incontro è stato il suo ultimo libro. In La giustizia vista da vicino, ha spiegato, ha voluto raccontare “la versione dei fatti di allora e non solo”, quella di chi ha vissuto in prima persona inchieste, tribunali, politica e attacchi personali.

“Nella vita mi sono ritrovato in tutti i ruoli – ha detto scherzando -. Mi manca soltanto quello del condannato. Per capirli tutti bisognerebbe vivere due volte”.

Per Di Pietro, Mani pulite non comincia a Milano nel 1992, ma a Palermo l’anno precedente. Il primo ad avere compreso tutto, secondo l’ex magistrato, fu Rosario Livatino, il “giudice ragazzino” ucciso dalla mafia. Comprese il rapporto tra imprese, politica e mafia.

“Il magistrato è come un chirurgo – ha spiegato Di Pietro parlando delle conseguenze negative di Mani pulite -. Se una signora che si chiama Italia rischia di andare in metastasi, il medico toglie tutto quello che può. Se poi il paziente muore, il chirurgo non è colpevole. Questo fa il magistrato. Non può pensare a tutte le conseguenze”.

Da qui l’idea di un’indagine come confronto continuo fra chi cerca la verità e chi prova a nasconderla: “È un’eterna lotta tra guardie e ladri. Per fare un’inchiesta di quel genere bisognava trovare una tecnica nuova, uno strumento identificativo che prima non c’era”.

La sala ha seguito con interesse il racconto dell’ex pm. In prima fila c’erano, tra gli altri, il comandante della stazione dei carabinieri di Viterbo Paolo Lonero e il presidente della Fondazione Carivit Luigi Pasqualetti.

Pirati della Bellezza - Daniele Camilli, Antonio Di Pietro e Carlo Galeotti

Pirati della Bellezza – Daniele Camilli, Antonio Di Pietro e Carlo Galeotti


Di Pietro è poi tornato al nuovo codice di procedura penale, la riforma Vassalli, entrato in vigore nel 1989, e al metodo investigativo di Mani pulite.

“La riforma Vassalli fu fondamentale per noi – ha ricordato Di Pietro – perché ci permise di condurre direttamente le indagini invece di fare il pm da scrivania. Io partii da un concetto molto semplice: la corruzione è come un matrimonio per interesse. Entrambi hanno interesse a non denunciare. Ho cercato di rompere quel patto d’amore, di rendere non più conveniente lo stare insieme”.

Con particolare coinvolgimento emotivo Di Pietro ha ricordato Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che avevano aperto la strada prima di lui: “Con Falcone e Borsellino avevo un rapporto istituzionale, anche se ci davamo del tu. Falcone mi aiutò a fare le rogatorie all’estero. Erano persone che avevano capito tutto”.

Di Pietro ha ricordato anche l’intervista rilasciata da Borsellino il 21 maggio 1992, due giorni prima dell’attentato contro Falcone. “In sostanza disse: ‘Bravo Di Pietro a fare quello che sta facendo, ma a Milano ci sono imprenditori e politici, qui c’è un’organizzazione dietro la corruzione della politica’”.

Poi la riflessione sul ruolo del pubblico ministero e sul controllo del giudice per le indagini preliminari e sulla necessaria separazione delle carriere. Con la decisione di sostenere il sì al referendum.

Una frase, pronunciata con durezza, ha riassunto il suo giudizio sul rapporto fra giustizia, potere e magistratura: “Quando un magistrato fa il suo dovere, a Palermo lo ferma il tritolo, a Milano altri magistrati”.

Nel racconto sono entrati l’arresto di Mario Chiesa, che fu la scintilla che fece partire Mani pulite, la latitanza di Bettino Craxi e i suicidi di politici, amministratori e imprenditori. Di Pietro non ha nascosto il peso umano di quella stagione.

“La carcerazione, soprattutto quella preventiva, e il passare dalle stelle alle stalle possono portare al suicidio – ha sottolineato Di Pietro -. Ma, d’altra parte, che cosa si sarebbe dovuto fare? E poi mi domando: Raul Gardini si è ucciso perché aveva paura di me o perché doveva dirmi cose più grandi di lui? Se Gardini avesse parlato l’inchiesta Mani pulite avrebbe cambiato volto. Per le cose che poteva dire”.

L’ex magistrato ha quindi ricordato gli strumenti di allora, molto diversi da quelli disponibili oggi. Il fascicolo, ha spiegato, era soltanto cartaceo: “Io ho creato il fascicolo virtuale e sono stato anche indagato per questo. Ma ora è la regola”.

E poi il racconto di come è stato fermato: “Su di me furono costruiti dossier della Madonna, dossier verosimili. E per questo, pericolosissimi. Ci metti dentro qualcosa di vero e qualcosa di falso. Io venivo controllato e intercettato. E mi sono dovuto dimettere per questo. Sono stato fermato da un altro magistrato”.

Il pubblico ha applaudito più volte durante l’incontro. Di Pietro ha anche scherzato sul suo rapporto con Viterbo.

“Io vengo ogni tanto a Viterbo e ci vengo malvolentieri, perché un signore, Paolo Gianlorenzo, mi ha diffamato e mi deve dare 70.000 euro. Non è che, quindi, sono tanto innamorato di Viterbo: mi dovete convincere”, ha detto il magistrato.

Nel finale, Di Pietro ha messo a confronto la comunicazione degli anni di Mani pulite con quella di oggi e ha indicato il 21 novembre 1994 come il giorno della fine dell’inchiesta: “Oggi si racconta quello che verrà fatto domani dai magistrati. Ai miei tempi raccontavamo quello che avevamo fatto il giorno prima”.

Poi il racconto dell’invito a comparire per Berlusconi: “Avevamo firmato l’avviso a comparire per Berlusconi, che doveva essere consegnato l’indomani, sigillato in una busta chiusa. Ma la mattina dopo la notizia era uscita sul Corriere della Sera. Quella è stata la fine di Mani pulite, perché la notizia filtrò dalla procura”.

L’invito a comparire per Silvio Berlusconi fu firmato il 21 novembre 1994 e consegnato il giorno successivo, il 22 novembre, mentre l’allora presidente del consiglio si trovava a Napoli per la Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulla criminalità transnazionale.

Una vita intensa, quella dell’ex magistrato, che ha ricordato di avere affrontato 37 procedimenti penali senza mai riportare condanne.

“Ho anche sbagliato, ma sempre in buona fede – ha detto Di Pietro -. Credo che Mani pulite abbia avuto una sua funzione. Io mi sono comportato da volpe, ma ero una lepre”.

Un’esperienza lunga oltre quarant’anni, tra tribunali, inchieste, governo e politica, chiusa da una riflessione sui limiti della giustizia.

Margaret Mazzantini

Margaret Mazzantini


Il prossimo appuntamento dei Pirati della Bellezza sarà lunedì 26 ottobre, alle 18, all’auditorium dell’Università della Tuscia, con Margaret Mazzantini, Sergio Castellitto e il figlio Pietro Castellitto, in occasione del conferimento alla scrittrice della laurea magistrale honoris causa in Filologia moderna.

Irene Temperini


I pirati della bellezza 2026 - Serena Dandini, Paolo Mieli, Antonio Di Pietro, Margaret Mazzantini, Gaia Tortora, Giordano Bruno Guerri, Gino Roncaglia e Pietrangelo Buttafuoco

I pirati della bellezza 2026 – Serena Dandini, Paolo Mieli, Antonio Di Pietro, Margaret Mazzantini, Gaia Tortora, Giordano Bruno Guerri, Gino Roncaglia e Pietrangelo Buttafuoco


Università degli Studi della Tuscia – Provincia di Viterbo

MAIN SPONSOR
Fondazione Carivit – Wecom – Ance Lazio – Ance Viterbo – Unindutria

SPONSOR
Comal – CR Technology Systems – Aci – Elenora Bonucci – Orsolini – Saggini Costruzioni – Terme dei Papi – Merlani Costruzioni – Schenardino – Belli Impianti Tecnologici – Sigma – Immobiliare Viterbo – Banca Lazio Nord – Vestri – Cna – Confagricoltura – Confartigianato – Coldiretti

AUTO DEL FESTIVAL
Centrauto

SPONSOR TECNICI
Mondo Informatica – Libreria Fernandez – Majakovskij – Il Gargolo – Gedap – PantaCz

MEDIA PARTNER
Tusciaweb – Cge

I pirati della bellezza 2026


Il programma dei Pirati della Bellezza 2026

Dal 21 al 30 ottobre torna a Viterbo la sesta edizione dei Pirati della Bellezza. Otto incontri, tutti a ingresso gratuito e con inizio alle 18, dedicati quest’anno a Laura Bassi, Ada Lovelace e Hedy Lamarr.

Si parte mercoledì 21 ottobre, all’auditorium di Unindustria di via Faul, con Serena Dandini intervistata da Patrizia Prosperi su Paura non abbiamo. Le donne che hanno fatto la Repubblica.

Giovedì 22 ottobre, all’auditorium Aldo Perugi della Fondazione Carivit, Paolo Mieli dialogherà con Stefano Ubertini su Il grande inganno. Da Ercole alla Nato: quello che la storia non ci ha insegnato.

Venerdì 23 ottobre sarà la volta di Antonio Di Pietro, intervistato da Daniele Camilli su La giustizia vista da vicino.

Lunedì 26 ottobre Margaret Mazzantini sarà protagonista all’auditorium dell’università degli Studi della Tuscia, in via Santa Maria in Gradi. Nel corso dell’evento speciale “La forza della parola. Letteratura, memoria, vita” l’ateneo conferirà alla scrittrice la laurea magistrale honoris causa in Filologia moderna. L’incontro sarà condotto dalla rettrice Tiziana Laureti.

Martedì 27 ottobre, all’auditorium di Unindustria, Gaia Tortora sarà intervistata da Massimo Pistilli su Testa alta, e avanti. In cerca di giustizia, storia della mia famiglia, nell’ambito dell’evento speciale dedicato al caso Tortora.

Mercoledì 28 ottobre, alla Fondazione Carivit, Andrea Genovese intervisterà Giordano Bruno Guerri su Audacia, ribellione, velocità. Vite strabilianti dei futuristi italiani.

Giovedì 29 ottobre, all’auditorium di Unindustria, Fabrizio Piergentili dialogherà con Gino Roncaglia su Filosofia dell’intelligenza artificiale.

La rassegna si chiuderà venerdì 30 ottobre alla Fondazione Carivit con Pietrangelo Buttafuoco, intervistato da Pierluigi Cascianelli su Sono cose che passano. Al centro dell’incontro anche il tema “La cultura è libera in Italia? Lo scontro tra politica e intellettuali: il caso Biennale”.

Gli incontri potranno essere seguiti in presenza fino a esaurimento dei posti e in diretta streaming negli auditorium adiacenti indicati dal programma, oltre che sulla pagina Facebook di Tusciaweb. Al termine degli appuntamenti sono previsti il firmacopie e l’incontro con gli ospiti.


Condividi la notizia: