Viterbo – “Cpia, stiamo ‘morendo di freddo’ perché il riscaldamento non funziona da mesi”. A dirlo sono le studentesse e gli studenti del Centro provinciale per l’istruzione degli adulti Giuseppe Foti di via Saffi a Viterbo che nei giorni scorsi hanno anche scioperato e ieri mattina sono andati in provincia per chiedere un appuntamento con il presidente di palazzo Gentili Alessandro Romoli. “Ma nessuno – aggiungono gli studenti – ci sta dando ascolto. In discussione sono il nostro diritto allo studio e quello alla salute”.
Viterbo – Gli studenti del Cpia in classe durante una lezione
“Il riscaldamento della scuola non è mai entrato in funzione – spiegano gli studenti -. Una circostanza, inizialmente tollerata, è diventata insostenibile, provocando un estremo disagio a livello didattico nonché conseguenze sullo nostro stato di salute. Inoltre, le procedure di prevenzione da rischio Covid e da altre patologie, che richiedono frequenti aperture delle finestre per ricambio d’aria, rischiano di aggravare la situazione, rendendo ancor più necessario un intervento immediato da parte degli enti competenti”.
I Cpia, quelle che una volta venivano chiamate le scuole serali, promuovono l’istruzione degli adulti. “Istituiti – come spiega il sito internet del ministero dell’istruzione – con il decreto del presidente della Repubblica 263 del 29 ottobre 2012, costituiscono una tipologia di istituzione scolastica autonoma dotata di un proprio organico e di uno specifico assetto didattico e organizzativo. I Cpia sono articolati in ‘reti territoriali di servizio’ strutturate su tre livelli: Livello A, Unità amministrativa; Livello B, Unità didattica; Livello C, Unità Formativa”.
Viterbo – Il Cpia Giuseppe Foti di via Saffi
Gli studenti del Foti, quasi tutti lavoratori, sono costretti tutti i giorni a stare in aula con guanti e cappotti, aiutandosi a non patire il freddo con delle piccole stufate elettriche.
“Per manifestare il nostro disappunto – concludono gli studenti – abbiamo anche scioperato, ma la nostra azione non è stata presa in considerazione. La cosa ci rammarica ancora di più perché, essendo molti di noi madri di famiglia o studenti lavoratori, che per frequentare la scuola chiedono permessi di lavoro, scioperare significa perdere soldi, tempo da dedicare ai figli ma, soprattutto, rinunciare al proprio diritto allo studio”.
Daniele Camilli
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