![]() Manuela Benedetti |
Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Il 27 gennaio 1945 veniva liberato il campo di sterminio di Aushwitz. Lo sterminio programmato degli ebrei, dei diversi, degli oppositori politici che avvenne nel corso della seconda guerra mondiale è stato e resta il più grave e spaventoso nella storia dell’umanità.
In quel giorno (in questo giorno) Aushwitz spalancava i suoi cancelli su un abisso oltre ogni immaginazione. Un orrore che appariva inconcepibile tanto era lontano dai sentimenti che normalmente si attribuiscono al genere umano.
Eppure quell’abisso venne costruito e realizzato dagli uomini nel cuore dell’Europa in un’epoca in cui sembrava prevalere la ragione, la scienza, la cultura, la tecnica, la possibilità di un futuro desiderabile.
Questa constatazione da sola basta per indicare come la memoria sia indispensabile, non solo per continuare a riflettere e ad indagare sulle ragioni che portarono a quella immane tragedia, ma anche come imperativo affinchè ciò che è accaduto non debba ripetersi.
La memoria vale come impegno comune a respingere sempre e comunque la possibilità che certi orrori si riaffaccino.
La memoria e la conoscenza sono gli antidoti contro la barbarie per difendere la libertà, i diritti e la pace. In particolare oggi, in questa stagione, in cui invece i venti di guerra tornano a farsi sentire in Ucraina, nel Medioriente e in tanti luoghi del mondo ed è evidente il ritorno di un pericoloso antisemitismo con vecchie e nuove parole d’ordine, gesti di odio e terrore che coinvolgono, incuriosiscono e affascinano persone in molti paesi. Senza tralasciare gli episodi frequenti di razzismo e di intolleranza che attraversano le nostre società.
Ecco perché oggi non è una semplice ricorrenza.
Siamo rimasti scioccati per le notizie raccapriccianti del 7 ottobre scorso quando il terrorismo di Hamas ha colpito e ucciso oltre mille civili israeliani e rapito oltre 200 ostaggi. Ma la nostra angoscia è anche per le oltre 25000 vittime tra la popolazione civile palestinese nella striscia di Gaza.
Bisogna respingere tutti gli estremismi ovunque essi si collochino o si annidino, altrimenti la pace sarà sempre più lontana. Non è dall’annientamento di un altro popolo che può nascere una soluzione duratura alla crisi ma solo dalla convivenza e dal rispetto reciproco.
Dopo 79 anni dalla liberazione di Aushwitz dovrebbe essere consapevolezza comune che non è possibile, mai, voltarsi dall’altra parte.
Segreteria provinciale Pd Viterbo
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