– Sempre più di frequente, nel disagio esistenziale crescente, si assiste da parte di alcune persone della scelta di un luogo privilegiato per suicidarsi. L’imitazione gioca un ruolo essenziale; come se, dopo il primo fatto, ci si concentri più facilmente sulla possibilità di ripeterlo proprio in quel santuario di martirio. Senza addentrarci nelle complesse problematiche della scelta suicidaria, tenterò di fare una breve analisi simbolica del luogo che ci interessa, alla luce della psicologia del profondo.
Dapprima dobbiamo chiederci: perché si decide questa modalità di morte, di gettarsi dall’alto in un ponte che collega due parti di una strada. La strada continua ad essere il luogo dove nei fine settimana molti giovani perdono la vita mentre sfrecciamo nella potenza della loro auto/moto, che compensa un’impotenza di fondo ad affrontare la vita nel suo aspetto relazionale profondo. Quando dalla concretezza della terra sotto i piedi, ci si ritrova sollevati, nel percorrere un “ponte”, che ci si offre all’improvviso, il distacco dalla pesantezza del quotidiano è magicamente operato, si può osare di più in una folle corsa verso il nulla.
I due ponti che collegano il Cimino a Corchiano passando per Canepina Vallerano e Vignanello hanno registrato negli ultimi sei anni, credo da quando sono stati eretti, ben sei suicidi. E’ un teatro visibile quanto basta, direi in parte solitario. Questa nuova strada ricca di tornanti destabilizzanti, taglia luoghi naturali, produce quasi una profonda ferita d’asfalto e cemento armato nell’incontaminata distesa di castagneti, proprio come quella nell’animo di chi voglia farla finita per sempre. Questa potrebbe essere una prima associazione simbolica di chi, in preda ad un raptus, scelga inconsciamente questa cornice.
Gli abitanti delle valli circondati da colline e monti più o meno alti si sentono psicologicamente chiusi, rispetto a chi abita in pianura o al mare; questo senso orizzontale di soffocamento psicologico non potendo trovar sfogo verso l’alto, lascia, come ultima scelta, quella di scendere verso il basso, nelle le viscere della terra. L’idea del volo, di liberarsi della gravità esistenziale della propria condizione per pochi secondi e la supposta rapidità spesso della morte, amata e temuta, dopo una caduta da molti metri, la rende avvincente in un vuoto psicologico di valori che ancorino alla vita terrena.
Massimo Fornicoli
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