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L'irriverente - Le dimissioni del sottosegretario e il ruolo da assessore in comune

Sgarbi: videant consules, provveda chi deve

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Viterbo - Vittorio Sgarbi con Chiara Frontini

Viterbo – Vittorio Sgarbi con Chiara Frontini

Viterbo – La ”lunga agonia”, prevista dal professor Vittorio Sgarbi con riferimento alla sua annunciata dipartita da sottosegretario ai beni culturali, doveva essere forse nota nella sua dependance di palazzo dei Priori dove, come hanno detto i suoi a Tusciaweb, “l’assenza fisica non dimostra l’assenza materiale”, le attività Sgarbi le ha fatte anche non in presenza e una “risposta affrettata” di fronte a quanto le istituzioni e la stampa stanno rivelando su di lui non sarebbe da “amministrazione garantista” ed anzi potrebbe risultare “negativa” per l’immagine della città. Per la quale, il giorno prima, il direttore Galeotti aveva invece considerato “dannoso” il permanere del professor Sgarbi nella funzione locale di assessore alla bellezza, qualità che “l’amministrazione fatica a far affermare”. Così aveva riconosciuto, nell’agosto 2021, il professore parlando di Viterbo come di “una delle città più belle d’Italia che ha la periferia più brutta, più selvaggia, più mafiosa che si possa immaginare”.

Con tali premesse, c’era da attendersi qualcosa di più di quanto certifica dal suo osservatorio privilegiato il capogruppo consigliare della lista Viterbo 2020 e cioè (parole testuali) “L’effetto positivo lo vediamo all’interno del museo dei portici e con le mostre realizzate”.

Tutto qui? E le periferie selvagge e la bellezza da “far affermare”?

Si dirà che un anno son solo trecentosessantacinque giorni, ma, certo, se ognuno di essi avesse visto “in presenza”, seppur part time, un personaggio della statura culturale, notorietà, esperienze amministrative dai ministeri alle regioni, ai comuni in ogni parte d’Italia, come il professor Sgarbi, qualcosa di più e di meglio, insomma qualcosa si sarebbe potuta vedere.

Rinviare ora la decisione sul suo realistico apporto a quando l’interessato deciderà, di fronte ai fatti raccontati – per come vengono descritti e come sono contrastati a parole (e pure a gesti) dal protagonista – non è prova di autorevolezza e di rispetto della volontà espressa dai cittadini con l’elezione di questa amministrazione, che si dice libera ed indipendente dai lacci e lacciuoli di partiti o corporazioni.

Rispetto, forse è un po’ la parola chiave di tutta la vicenda che di tale sentimento non pare proprio essere esempio. Il rispetto che ci si aspetterebbe almeno da chi governa ed amministra. Non a caso l’art. 54 della costituzione stabilisce: “i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore”. Le motivazioni della decisione dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato circa il rispetto della legge e quanto mostrano tv e giornali lasciano qualcosa di amaro che come cittadini abbiamo il diritto di non patire.
Videant consules, dicevano i romani. Provveda chi può e, come oggettivamente pare, deve.

Ma non alle calende greche, perché le idi prima o poi arrivano. Per tutti. Anche ora che non ci son più né consoli, né priori. Come una volta.

Renzo Trappolini


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8 febbraio, 2024

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