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Viterbo - Il direttore di dipartimento di Enea Alessandro Dodaro all’incontro organizzato dall’associazione Via sul deposito nazionale

“L’Italia potrebbe pensare al nucleare perché per l’energia dipendiamo dall’estero”

di Daniele Camilli
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Alessandro Dodaro

Alessandro Dodaro


Viterbo – “L’Italia potrebbe pensare al nucleare perché per l’energia di cui abbiamo bisogno dipendiamo per il 75% dall’estero”. A dirlo è Alessandro Dodaro, direttore del dipartimento fusione e tecnologia per la sicurezza nucleare di Enea.

Questa mattina al teatro San Leonardo di via Cavour a Viterbo dove l’associazione Via ha organizzato un incontro “per comprendere meglio – spiegano dall’associazione – e condividere con la cittadinanza le cause e le conseguenze legate alla possibile costruzione del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi nel Viterbese dove Sogin ha identificato 21 aree idonee, su 51 a livello nazionale, per accogliere il Deposito.

Dopo che abbiamo rotto con la Russia – ha poi sottolineato Dodaro – dipendiamo da Algeria e Francia, e dobbiamo sperare che con questi paesi vada tutto bene, altrimenti saremmo in seria difficoltà. Basta, ad esempio, un aumento del costo dell’energia che acquistiamo”.


L'incontro organizzato dall'associazione Via sul deposito nazionale

L’incontro organizzato dall’associazione Via sul deposito nazionale


“In Italia – ha poi aggiunto il direttore del dipartimento di Enea – riusciamo a garantire solo il 25% dell’energia di cui abbiamo bisogno. Per arrivare al 60% servirebbero non anni, ma decenni. Le rinnovabili sono importanti, ma dobbiamo anche pensare ad altro e le strade sono tre: gas, carbone o nucleare”.

Assieme a Dodaro, sul palco del San Leonardo c’erano anche Nadia Cherubini, presidente Nucleco, società del gruppo Sogin che si occupa di servizi radiologici, gestione di rifiuti radioattivi, decontaminazione e bonifica di impianti nucleari e siti industriali e Antonio Menghini geofisico e direttore di Emergo.

L’incontro ha fornito una panoramica del contesto in cui si posiziona la scelta della costruzione del Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi.

La Via è invece un’associazione che “si impegna – come sta scritto nel volantino distribuito all’ingresso del teatro – a ridurre l’impatto dell’uomo sugli ecosistemi, riscoprendo la natura, promuovendo stili di vita sostenibili, incoraggiando la diffusione del senso di comunità e la crescita del dibattito collettivo sulle tematiche ambientali. Un progetto associativo volto alla riscoperta del ruolo dell’uomo come custode della terra”.

Daniele Camilli


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2 marzo, 2024

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