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Viterbo - Antonino Corsini, presidente Atc Vt1, racconta come il mondo venatorio si sta mobilitando per arginare questa emergenza

Cinghiali, danni da oltre un milione in 4 anni

di Maria Letizia Riganelli
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Il funzionario Antonino Corsini

Antonino Corsini

– Oltre un milione di euro di danni in appena quattro anni. E’ questo il bilancio dei danni causati dalla fauna selvatica nella parte di territorio dell’Atc Vt1. Ovvero l’ambito territoriale di caccia che si estende da Viterbo fino al mare, passando per la Teverina e per le zone al confine con la Toscana.

“Il 90% di questi sono causati dai cinghiali – spiega Antonino Corsini che dell’Atc Vt1 è il presidente -. Per la precisione dal 2009 al 2012 i danni ammontano a un milione e 433mila euro. Sono tanti, anzi tantissimi e noi ogni giorno cerchiamo di fare qualcosa per arginare questo fenomeno”.

Ma non è semplice. Ultimamente i cinghiali sono stati avvistati in molte zone della Tuscia, dalle spiagge di Montalto di Castro a quelle di Tarquinia. A ridosso delle città. Sono stati anche visti in strada Monte Pizzo e nei pressi del cimitero di Viterbo. E questo perché negli anni il loro numero, sul territorio del viterbese, è aumentato esponenzialmente. “Le cause sono molteplici e da imputare – spiega Corsini – al cambiamento del paesaggio, all’imboschimento dovuto alla mancanza di coltivazione e alla poco gestione o non gestione di alcuni enti”.

A giugno durante un convegno che si è tenuto al Game fair di Tarquinia Antonio Corsini ha parlato proprio di questo problema e di come, insieme a all’Università della Tuscia e alla Provincia di Viterbo, sta tentando di affrontarlo. “Dai dati che abbiamo raccolto – dice ancora – il nostro ambito è quello che risulta essere il più penalizzato”.

E’ qui infatti che si conta il maggior numero di danni, rispetto a tutti gli ambiti della regione Lazio. E dal grido di allarme della Tuscia nord che la Regione ha deciso di muoversi e organizzare un tavolo tecnico.

“Lunedì scorso – continua –  ci siamo visti tutti in Regione e io sono rimasto sbalordito della convocazione. Durante il convegno di Tarquinia avevo infatti invocato l’intervento della politica, ma davvero non mi aspettavo tanta solerzia. Sono contento di quanto è stato deciso di fare. La Regione si infatti ripromessa di realizzare un tavolo di lavoro al fine di fare sistema e risolvere il problema. Inoltre è emerso che la nostra provincia, grazie al lavoro già  fatto, è in grado di attuare risoluzioni per contenere i danni”.

I rimedi messi in campo dall’Atc1, insieme a Unitus e  Provincia, sono controllo del territorio, recinzione elettrificate, foraggiamento e dissuasione.

“Queste soluzioni – continua – danno risultati, ma di certo non eliminano il problema. Quello che si può notare è che da quando abbiamo iniziato i danni non sono aumentati. Per questo devo ringraziare tutti i capidistretto e tutto il mondo venatorio che è sensibile a questo problema e si mobilita ogni volta. Certo servirebbe che alla gestione di questa emergenza partecipassero anche tutti gli altri enti. Come i direttori delle aree protette, dei parchi e delle aziende faunistiche venatorie. Perché non è possibile lavorare a un piano che riguarda buona parte del territorio senza sapere cosa succede in queste aree.

Dovrebbe esserci condivisione piena del problema. Noi siamo disponibili, attraverso i quattro distretti, a collaborare a tutto compo nella risoluzione del problema con tutti gli enti deputi. Anche perché – conclude – gli agricoltori non chiedono la riduzione del danno, ma legittimamente, l’assenza del danno. Se non si riuscirà a cogestire il territorio con tutte le realtà presenti, non saremo mai in grando di fare protezione e prevenzione. Che sono le uniche due armi che abbiamo per aiutare l’agricoltura, visto che i fondi per il risarcimento sono ogni anno di meno”.

Maria Letizia Riganelli


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22 luglio, 2013

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