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Orte - La responsabile del Carpe Diem Aida Adami: "Qui c'è un controllo costante, non vogliamo passare come un luogo di criminalità"

“Bottigliate al centro d’accoglienza, il nostro staff è intervenuto subito e ha fermato la lite”

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Orte - Il centro d'accoglienza - Il corridoio interno

Orte – Il centro d’accoglienza – Il corridoio interno

Orte – (a.c.) – “La lite al centro d’accoglienza Carpe Diem era stata già sedata dal nostro staff quando sono arrivati i carabinieri”. Aida Adami, responsabile della struttura lungo la superstrada 675, a Orte, interviene per fornire la sua versione dei fatti avvenuti nella notte tra venerdì e sabato, con uno scontro fra due ospiti finito a bottigliate: “Non vogliamo essere dipinti come un luogo di criminalità. Anzi, per fortuna che la lite è avvenuta qui, dove c’era qualcuno pronto a intervenire subito”.

“Il nostro centro d’accoglienza – spiega Adami – ha sempre una persona preposta nel caso in cui dovessero generarsi situazioni di pericolo. L’aggressore dell’altra sera era stato trasferito a Orte da un’altra struttura, perché è un soggetto problematico. Ha reagito in modo sconsiderato durante una discussione, ma il nostro personale è intervenuto immediatamente, ha sedato la colluttazione e ha chiamato i carabinieri. Siamo stati noi ad accompagnare il ferito all’ambulanza e ad andarlo a riprendere al pronto soccorso. La vittima ora ha denunciato l’accaduto alle forze dell’ordine, quindi ci sarà un regolare procedimento giudiziario”.

Adami torna pure ai fatti di quattro anni fa, all’omicidio del 35enne Eugene Moses avvenuto all’interno del Carpe Diem. “In quel caso Imade Robinson reagì a un’aggressione di Moses e fu costretto a difendersi, ecco perché il tribunale ha ridotto la sua pena a 5 anni”. Ma soprattutto la responsabile del centro d’accoglienza vuole “evitare che l’episodio dell’altra sera venga associato all’omicidio di Moses, perché altrimenti passa il messaggio che la nostra struttura è un covo di criminalità e di degrado”.

“Invece – continua Adami – noi non diamo mai bevande alcoliche agli ospiti e per mangiare forniamo solo posate di plastica. L’alcool e gli oggetti utilizzabili come armi li trovano quando escono da qui. Purtroppo noi non possiamo fare perquisizioni preventive nelle stanze”.

La responsabile del centro assicura che “da noi tutto quello che succede è monitorato e rendicontato, com’è giusto che sia. Chi entra nel centro d’accoglienza firma un regolamento disciplinare e, se non lo rispetta, può subire vari provvedimenti che arrivano fino alla revoca dell’accoglienza. Abbiamo fatto allontanare tante persone che mettevano a rischio l’incolumità sia degli ospiti che del nostro staff, quindi c’è grande attenzione. Queste cose purtroppo la gente non le sa e tende a pensare che qui la situazione sia fuori controllo. Invece è stata una fortuna che la lite dell’altra sera sia avvenuta proprio qui, dove c’era qualcuno pronto a intervenire subito”.

Adami è convinta che non ci sia una giusta percezione delle funzioni del centro d’accoglienza nell’opinione pubblica. “Noi ci prendiamo le nostre responsabilità, quando le abbiamo, ma non riceviamo i giusti meriti. Accogliamo persone che dormono in mezzo alle strade o alle stazioni, persone tra cui magari c’è un prossimo ingegnere o un prossimo campione olimpico. Abbiamo fatto laboratori con i bambini, che si stanno inserendo nelle scuole in maniera più che positiva anche grazie al nostro lavoro. Facciamo stage professionali che danno prospettive di lavoro ai nostri ospiti. Anche questo la gente non lo sa”.

“Ma soprattutto – conclude Adami – cerchiamo di dare una cultura e un’educazione a queste persone, per fare sì che col tempo riescano a inserirsi pienamente nel nostro sistema sociale e abbandonino la violenza. Io invito gli ortani e non solo a venire a vedere come lavoriamo”.


 – Bottigliate al centro di accoglienza, un ospite finisce in ospedale con l’orecchio mozzato


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6 marzo, 2024

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